Vicolaccio, ecco la storia di un quartiere perduto

4 Gennaio 2021

Cartine e 133 immagini: un viaggio nel tempo col libro dello storico D’Antonio «Fu la più grande operazione di sventramento eseguita dal Cinquecento»

L’AQUILA. Via Sallustio, nota anche come Vicolaccio, fino al 1940 aveva un aspetto molto diverso dall’attuale: non una sola larga strada, ma un groviglio di vicoli componeva un quartiere, ormai scomparso. Una storia documentata dalle fonti, per lo più scritte, e dai resti rinvenuti negli anni scorsi durante i lavori di realizzazione dei nuovi sottoservizi cittadini. Antichi manufatti, murature, lastre calcaree, mattoni, frutto di stratificazioni di epoche diverse, testimoniano una realtà che sembra ormai completamente perduta. In quel groviglio di vicoli, tra le stradine di impianto medievale, con «le facciate monumentali che compaiono all’improvviso dietro un cantone» di un quartiere nato storicamente in rapporto al transito dalla Rivera verso porta Bazzano e poi brutalmente abbattuto, è voluto tornare lo storico e architetto, Maurizio D’Antonio. Un viaggio nel tempo raccontato nelle pagine del libro, uscito in libreria a fine anno, “Il Vicolaccio dell’Aquila - storie e immagini della città perduta” (Carsa edizioni), corredato da 133 fotografie inedite dei luoghi, scattate tra il 1940 e il 1941, prima e durante le demolizioni e da numerose cartine.
La ricca documentazione fotografica, resa disponibile dall’archivio privato di Pio Elia, con tanto di annotazioni della direzione dei lavori, permette di conoscere l’assetto della città in quei luoghi all’inizio del Novecento, quando la città storica è stata profondamente modificata dalla realizzazione di due nuove strade: via Duca degli Abruzzi e via Sallustio. La prima doveva essere «una sorta di circonvallazione, unendo porzioni di città non collegate efficacemente» spiega D’Antonio. Via Sallustio, invece, «fu concepita con lo scopo di collegare più efficacemente il centro cittadino, in particolare la piazza del mercato, con la stazione ferroviaria. Questa operazione è avvenuta però al prezzo della demolizione di una estesa area edificata ricca di storia». Una storia ancora testimoniata dalle inedite fotografie raccolte. «Le immagini ci restituiscono una città ormai scomparsa e permettono al lettore di compiere un tuffo nel passato» spiega l’autore. «Si ricostruisce la storia delle complesse vicende della realizzazione di via Italo Balbo (poi denominata via Matteotti e infine via Sallustio, ndc) e di viale Duca degli Abruzzi che traggono origine dal terremoto del 1915 per terminare verso la fine del secolo scorso quando anche l’ultimo frammento di suolo di case demolite lungo il Vicolaccio è stato ricostruito». L’idea della nuova via Sallustio, infatti, è esposta per la prima volta nella relazione sul terremoto del 1915, rigettata da Cesare Rivera nel 1916 e più volte ripresa nei vari piani regolatori per venire realizzata a partire dal 1938 e concludersi in anni recenti. «Si tratta della più consistente operazione di sventramento eseguita in città dal Cinquecento, dalla realizzazione cioè del castello» secondo l’autore del testo, che puntualizza: «Sventramento è il termine più preciso per descrivere fisicamente ciò che è avvenuto. L’operazione non ha prodotto una vera nuova strada ma piuttosto un vuoto senza forma, uno spazio sul quale si è realizzata una via, uno slargo e una serie di anonime costruzioni».