Vigili del fuoco, caserma da 12 milioni

4 Marzo 2019

Trasferimento alla “Rossi”: ecco la valutazione costi-benefìci chiesta dal governo pronto a cambiare progetto

L’AQUILA. Non sarà come la Tav. Ma pure per la nuova caserma dei vigili del fuoco, senza casa da dieci anni, il governo gialloverde vuole una valutazione costi-benefìci. Così parlò, il 18 gennaio scorso – in piena campagna elettorale – il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, in visita alle divise gialle e verdi dell’Aquila. Quell’analisi ora è pronta. Ecco cosa contiene.
IL DOCUMENTO. In dieci pagine, il gruppo di lavoro nominato dal capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per seguire la pratica dell’ampliamento e ricostruzione della sede centrale del Comando dell’Aquila ha condensato la relazione chiesta dal governo. La commissione – composta da Antonio Angelo Porcu, direttore regionale; dai dirigenti superiori Stefano Marsella e Domenico De Bartolomeo e dal primo dirigente Daniele Centi – ha affrontato l’annosa questione partendo dal fatto che il primo progetto di ricostruzione della porzione demolita del Comando, sulla quale, da pochi giorni, sono state avviate le prime lavorazioni, è stato elaborato nel 2009. Da allora, «indubbiamente», si legge nel documento, «il Comando ha avuto un notevole sviluppo di alcune attività di alta specializzazione». Tutto questo ha portato a un incremento degli spazi necessari per le modalità operative. Si è fatto fronte alle nuove esigenze utilizzando spazi al di fuori dell’attuale struttura operativa, impegnando parte dell’area Map limitrofa agli uffici e chiedendo all’Esercito la disponibilità di un capannone di 1.500 metri quadrati nella caserma Rossi.
NO AL VECCHIO PROGETTO. Secondo il gruppo di lavoro, il progetto oggi in fase di realizzazione «presenta importanti limiti dal punto di vista della fruibilità e della dimensione degli spazi, che non risultano sicuramente sufficienti in relazione alle nuove esigenze, nonché altre criticità». Si va dal parco mezzi del comando ai laboratori e magazzini. Vecchio progetto bocciato anche per la problematica dei piani interrati per il ricovero dei mezzi pesanti e la viabilità di uscita dei mezzi in emergenza ritenuta inadeguata.
SÌ ALLA “ROSSI”. La relazione esamina due ipotesi. La prima – un ampliamento dell’attuale Comando, con demolizione e ricostruzione anche dell’area attualmente in uso – viene scartata, anche per la difficoltà di individuare sedi alternative per il tempo necessario. La seconda è quella della delocalizzazione nell’area della “Rossi” «che», dicono gli esperti, «potrebbe essere senza dubbio una delle soluzioni migliori». L’area interessata, infatti, «gode di una viabilità di contorno adeguata, che consentirebbe ingressi e uscite dei mezzi di soccorso in sicurezza». Secondo i quattro saggi, per le esigenze del Comando servirebbe un’area di circa 20mila/22mila metri quadrati, tendo conto che occorrerà realizzare anche adeguati spazi di autorimessa, officine e servizi dedicati al parco mezzi movimento terra e mezzi speciali. In tal modo, tutte le attività del Comando verranno accorpate in un’unica sede.
TEMPI INCERTI. Non si sa, al momento, quando sarà disponibile l’area della “Rossi”, oggetto di un’intesa Comune-Demanio. La stima dei costi, invece, è di 12 milioni, mentre i tempi di realizzazione sono valutati in quattro anni dal momento della messa in disponibilità dell’area e, soprattutto, della dotazione economica. Qui la risposta, dopo le promesse («se necessario rifinanzieremo il progetto, faremo norme ad hoc e modificheremo l’esistente», disse Candiani), tocca al governo.
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