Vigili, legittima la proroga del comandante

16 Luglio 2021

Il tribunale amministrativo respinge il ricorso presentato da un agente contro il decreto per Mercurio

SULMONA. Arrivano le prime decisioni dei giudici sulla vicenda del comandante della polizia locale del Comune di Sulmona. Il Tar ha infatti dichiarato inammissibile, per difetto di giurisdizione, il ricorso presentato da un vigile urbano in merito al decreto del sindaco che ha prorogato l’incarico di comandante del corpo al maggiore Leonardo Mercurio.
«La procedura per l’attribuzione delle cosiddette “posizioni organizzative”», si legge nel dispositivo, «non dà luogo ad un concorso interno o a una progressione verticale, ma attiene ad una vicenda tutta interna alla gestione del rapporto di lavoro “privatizzato” già instaurato ed in corso e rientra, pertanto, nell’ordinario potere gestionale della pubblica amministrazione che sfocia in determinazioni del datore di lavoro aventi natura privatistica, anche se adottate in esito a procedure di tipo comparativo».
Un’ordinanza che s’inserisce in una vertenza molto più ampia ingaggiata tra membri del corpo di Polizia locale e organizzazioni sindacali da una parte e amministrazione comunale dall’altra. Il caso della nomina del comandante Mercurio, attraverso interpellanze presentate da consiglieri della minoranza, anche ultimamente è stato all’attenzione del Consiglio comunale. In particolare, a chiedere la revoca dell'incarico al comandante Mercurio erano stati i due consiglieri comunali di Fratelli d'Italia Mauro Tirabassi ed Elisabetta Bianchi. I due avevano contestato che la nomina decisa con decreto del sindaco Annamaria Casini sarebbe stata in contrasto con una legge regionale, la 43 del 2013, avendo il periodo di comando affidato al maggiore Mercurio superato il tempo di sei mesi. Ma trattandosi di posizione organizzativa, il Tar ha dichiarato la propria non competenza sul ricorso. Dal canto suo il vigile urbano promotore del ricorso ha già annunciato, così come indicato dai giudici del Tar, che ricorrerà al tribunale ordinario, per vedere riconosciuti i suoi diritti. (c.l.)
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