Villa Gioia, la storia del palazzo senza abitanti che sarà ricostruito

L’AQUILA. Anche quando la norma sull’abitazione equivalente potrebbe portare un “vantaggio” alla città l’occasione viene puntualmente sprecata e di conseguenza si buttano dalla finestra i denari...
L’AQUILA. Anche quando la norma sull’abitazione equivalente potrebbe portare un “vantaggio” alla città l’occasione viene puntualmente sprecata e di conseguenza si buttano dalla finestra i denari degli italiani.
L’ultimo caso di “stranezza”, in una ricostruzione che di cose paradossali ne ha viste fin dall’inizio, accade in via Filomusi Guelfi, la strada che dal palazzo di Giustizia porta alla stazione ferroviaria passando a fianco all’aula del consiglio comunale nella zona di Villa Gioia.
Poco prima dell’ex sede dell’Inail c'è un cosiddetto “supercondominio” composto da tre palazzi: due “gemelli” – nel senso che prima del sisma avevano uguale volumetria – e uno più grande.
Due di questi palazzi (quello più grande e uno dei “gemelli”) sono stati ricostruiti e già ci sono tornate alcune famiglie.
Dei 39 appartamenti sembra che sedici siano passati di proprietà del Comune dell’Aquila che, naturalmente, già paga gli oneri condominiali per alloggi di fatto vuoti. Il terzo edificio (l’altro “gemello”) è stato demolito.
Alcuni inquilini-proprietari degli alloggi degli altri due palazzi chiedono che il terzo palazzo non venga ricostruito.
E questo non per un capriccio, ma per una serie di circostanze che si sono venute a creare. Infatti l’edificio in questione aveva quindici appartamenti, 12 proprietari hanno scelto l’abitazione equivalente e due alloggi erano stati già ceduti a suo tempo a Fintecna.
Forse non tutti ricordano che Fintecna (una società dello Stato) nel 2009-2010, a qualche decina di “fortunati” aquilani, aveva pagato il residuo del mutuo stipulato a suo tempo per l’acquisto della casa poi danneggiata dal sisma (e a volte si trattava di ben più che un residuo), poi aveva comprato la casa diruta e ancora poi dato i soldi al proprietario per acquistare un’abitazione nuova di zecca dove voleva lui.
Un tourbillon di soldi che ha dell'incredibile. Tutto, naturalmente, fatto secondo legge.
Tornando al terzo palazzo in via Filomusi Guelfi si scopre, quindi, che 14 dei 15 appartamenti sono di proprietà pubblica (Comune e Fintecna) e uno solo è di un privato, peraltro seconda casa. Logica vorrebbe che all’unico proprietario e a Fintecna possano essere concessi (in permuta) tre appartamenti scelti fra quelli che il Comune ha negli altri due edifici per far sì che il terzo palazzo non venga ricostruito creando in tal modo uno spazio a uso pubblico a ridosso delle mura della città. Ma è noto che sulle mura si fa tanta retorica, poi la realtà racconta una storia diversa.
In via Filomusi Guelfi (basta farsi una passeggiata) si vedono palazzi, rifatti, che distano non più di un paio di metri dalla cinta storica. Tra l’altro non rifacendo il terzo palazzo “gli italiani” risparmierebbero circa 3 milioni che in caso contrario si andranno ad aggiungere ai quasi 5 milioni (media 400.000 euro ad appartamento) che il Comune ha tirato fuori per il giochetto della casa equivalente. I condomini che stanno perorando la causa della non ricostruzione hanno più volte contattato gli uffici comunali ottenendone sempre risposte vaghe, salvo, qualche settimana fa, scoprire che il cantiere stava aprendo. E per fortuna che quella dell’Aquila è la ricostruzione “meno costosa” che si sia mai vista.
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