Villavallelonga si ribella al Parco

25 Gennaio 2018

Vincoli e mancati aiuti finanziari, petizione dei residenti. Lippa: vertici indifferenti

VILLAVALLELONGA. Vincoli in serie, strutture turistiche chiuse, finanziamenti nazionali e regionali che «non si concretizzano»: a Villavallelonga scatta la petizione anti-Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La raccolta di firme, già sottoscritta da centinaia di residenti del piccolo centro montano che custodisce la faggeta vetusta più longeva d’Europa e dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ha un preciso obiettivo: uscire dal perimetro della storica area protetta. «Questa iniziativa di popolo», afferma il sindaco Leonardo Lippa, «è il frutto dell’indifferenza dei vertici del Parco verso il suo territorio più pregiato e che meriterebbe ben altre attenzioni. Qui, la petizione lo conferma, il Parco è percepito come un nemico, o quasi». E giù il lungo elenco delle doglianze, dal Centro visita all’area faunistica. «La struttura di accoglienza, che abbiamo ristrutturato da tempo come chiesto dal Parco, attende ancora la riapertura», aggiunge Lippa, «la povera orsa Yoga, l’attrazione della nostra area faunistica è reclusa nel centro visita di Pescasseroli, mentre i fondi concessi dalla Regione Abruzzo (100mila euro, ndc) per la riattivazione della dimora di Yoga ancora non vengono utilizzati. Centro visita chiuso e orsa Yoga “in esilio”, a detta dei firmatari, depotenziano l’appeal turistico del piccolo centro, con effetti negativi anche per le piccole attività di Villavalleonga. Altra nota dolente, per non parlare della sbarra che vieta l’accesso all’Aceretta, riguarda la partita dei finanziamenti concessi dal ministero dell’Ambiente, per proteggere i pollai di Villavallelonga e di altri centri dagli assalti degli orsi: quasi 300 mila euro iscritti a bilancio del Parco. «Ritardi, inefficienza e burocrazia uccidono i piccoli territori montani», conclude Lippa, «scatenando la legittima reazione dei cittadini che nel corso dei secoli hanno tutelato la biodiversità senza cappe dall’alto».
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