Villino Cimarosa a pezzi E si infiamma lo scontro

21 Agosto 2021

Chiantini all’ex sindaco De Angelis: «Approvò la vendita, ha la memoria corta» Realizzato dopo il terremoto del 1915, il Comune ora vuole metterlo all’asta 

AVEZZANO. Si accende lo scontro politico attorno al Villino Cimarosa, storica struttura di Borgo Pineta che da anni cade a pezzi. «De Angelis ha la memoria corta: a marzo del 2013 l’ex sindaco, nelle vesti di assessore, approvò la vendita del villino», attacca il capogruppo di maggioranza in consiglio comunale, Alfredo Chiantini. Il Comune, nei giorni scorsi, ha annunciato che l’edificio verrà messo all’asta, non avendo l’Ente disponibilità economiche per il restauro. L’ex primo cittadino Gabriele De Angelis è intervenuto ritenendo vergognosa la vendita. Da qui la polemica.
Il Villino Cimarosa, che porta il nome del compositore, è ciò che resta del campo di concentramento dei prigionieri austro-ungarici (il più grande dell’Italia centrale) realizzato dopo il catastrofico terremoto del 1915. Da anni si parla di un recupero.
«L’attacco a testa bassa dell’ex sindaco, convinto di aver colto in fallo l’amministrazione sul Villino Cimarosa, si trasforma in un boomerang. De Angelis», sottolinea Chiantini, «nel suo maldestro tentativo di confondere le acque sulla storia recente e passata del Villino Cimarosa, forse per un vuoto di memoria, dimentica che, esattamente il 19 marzo del 2013 (atto numero 78), quando era assessore nella prima giunta guidata da Gianni Di Pangrazio, votò a favore dell’alienazione del bene, sempre con le stesse finalità di oggi: evitare la perdita di quel pezzo di storia. L’ex sindaco fa un uso parsimonioso della verità. Ne prende un pezzo e fa finta di non notare ciò che è palese, coprendolo con inutili e pesanti accuse rivolte al commissario prefettizio e all’amministrazione attuale».
Chiantini aggiunge: «Sulla convenzione con la Fondazione Carispaq per il recupero, annunciata il 21 marzo 2019, in sala consiliare, ma rimasta a metà del guado, viene da chiedersi», aggiunge, «ma perché nei successivi 80 giorni di governo della città, prima della sfiducia del consiglio comunale, De Angelis non si è adoperato per perfezionare l’atto propedeutico al restauro? Possibile che non ha trovato un minuto per chiudere la vicenda e salvare il villino? Forse era distratto da altre priorità, come lo spostamento del mercato e il fare cassa con il T-red. Purtroppo per l’ex sindaco, gli annunci e i desideri sono una cosa, mentre gli atti concreti, come ad esempio quello approvato in consiglio comunale da questa amministrazione che ha chiuso la vicenda del nuovo municipio, sono altro. Però, prima di lanciarsi in accuse spericolate e fare magre figure, faccia mente locale. Ora, al di là delle polemiche strumentali, per evitare che la città perda il prezioso bene», conclude Chiantini, «il Comune ha bussato alla Soprintendenza per il rinnovo dell’autorizzazione all’alienazione. La strada più saggia per togliere l’edificio storico dal degrado e riconsegnarlo restaurato a finalità di interesse generale coerenti con l’alto valore che rappresenta». (f.d.m.)
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