Vincoli Gran Sasso, scontro dopo il summit

I docenti universitari Marucci e Romano alle associazioni: «Noi estranei alle diatribe politiche»
L’AQUILA. «Non è costume del nostro gruppo accademico “modellare” i pareri di stampo tecnico-scientifico sulle posizioni politiche del momento, né tantomeno è nostra intenzione essere trascinati in diatribe non attinenti alle nostre specifiche competenze». Replica piccata, da parte di due docenti universitari, alle affermazioni delle associazioni #SaveGranSasso e Progetto Montagna, dopo l’ultima riunione in Regione dedicata ai vincoli ambientali presenti sul Gran Sasso. A parlare sono i professori Alessandro Marucci e Bernardino Romano, del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila, afferente al Diceaa (Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile-Architettura e Ambientale). Immediata la controreplica degli attivisti che da tempo si battono per la revisione di Sic (Siti di interesse comunitario) e Zps (Zone a protezione speciale) nelle aree antropizzate della montagna aquilana. «Ci auguriamo che la prestigiosa Università dell’Aquila, nel nome dei due professori firmatari della replica», scrivono le due associazioni, «riesca a rimanere al di sopra di posizioni radicali e senza senso espresse da talune associazioni ambientaliste, proponendo, dopo accurati studi, delle possibili soluzioni a una richiesta chiara ed esplicita della popolazione locale». Il riferimento è al fatto che uno dei due tecnici universitari farebbe parte del comitato scientifico di Appennino Ecosistema, «associazione integralista che si sta opponendo a tutto ciò che si muove in montagna», sottolineano gli attivisti, «vedi l’opposizione netta all’allargamento del comprensorio di Ovindoli». I due docenti hanno chiarito che «l’Università fino a oggi non ha stipulato alcun contratto con la Regione e pertanto la partecipazione all’incontro va rubricata nella categoria dello scambio di idee. Per tale ragione non ha alcun senso definire vaghe le risposte dei rappresentanti presenti del Diceaa sul cosiddetto iter (presumibilmente quello della riperimetrazione), per il semplice motivo che nella occasione citata non erano dovute risposte di alcun tipo». Secondo le due associazioni, «questa replica conferma che nel nostro territorio c’è una scarsissima cultura sulle aree protette, talmente bassa che taluni preferiscono considerarci degli arrivisti cementificatori, piuttosto che dei cittadini consci delle attuali regole».
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