Vio Spitillo, Comune condannato Dovrà risarcire oltre un milione

8 Giugno 2023

La Cassazione mette la parola fine al contenzioso, iniziato anni fa, con la società “Agricola aquilana” Al centro della diatriba le migliorie realizzate dai proprietari nella zona poi risultata di uso civico

L’AQUILA. «Il possesso dei beni di uso civico non produce effetti ai fini dell’acquisto della proprietà, ma giustifica il diritto ad avere l’indennizzo per le migliorie effettuate se il possesso è in buona fede». Con questo principio la Corte di Cassazione (confermando la sentenza d’Appello) ha condannato il Comune dell’Aquila a risarcire la società “Agricola aquilana” (ex “L’Aquila Immobiliare che aveva occupato “in buona fede” per alcuni anni, facendo delle migliorie, l’area di uso civico denominata Vio Spitillo) con 1.187.492 euro. La cifra era stata già liquidata dal Comune dell’Aquila alla società dopo la sentenza di Appello (che era esecutiva) anche se l’Ente pubblico, facendo ricorso in Cassazione, ha sperato fino a ieri di poterla recuperare. La società “Agricola aquilana” è stata rappresentata nei tre gradi di giudizio dagli avvocati Fabrizio Marinelli e Maria Cristina Cervale. L’area di uso civico Vio Spitillo si trova non lontano da Campotosto ma è nel territorio comunale dell’Aquila. La società ha chiesto, e ottenuto dal Comune, il risarcimento danni per le migliorie fatte a Vio Spitillo fino al 1991 anno in cui l’area tornò al Comune in base a una sentenza del Commissario per gli usi civici confermata nei vari gradi di giudizio. Prima il tribunale civile (nel 2011) e poi la Corte d’Appello (nel 2017) hanno riconosciuto alla società il risarcimento. Il Comune nel ricorso in Cassazione sosteneva che le decisioni di primo e secondo grado erano sbagliate in quanto trattandosi di Uso civico (sul quale nulla può essere toccato e nulla venduto), il possesso “in buona fede” (che pure esiste nel nostro codice civile) non poteva essere riconosciuto. Di conseguenza, secondo il Comune, la sentenza d’Appello andava annullata. Oggi la decisione che chiude definitivamente la lunga battaglia legale.
LA STORIA
La storia risale a circa 40 anni fa. Le terre di Vio Spitillo (uno dei castelli fondatori della città) fino al 1980 erano ufficiosamente appartenenti a privati nonostante già in passato ci fossero stati tentativi di riconoscerle come uso civico. All’inizio degli anni Ottanta le aree vennero vendute e una parte fu acquistata da L’Aquilana Immobiliare, la quale – prima che il giudice stabilisse la demanialità della zona come chiesto dal Comune – nel 1982 ottenne, sempre dal Comune dell’Aquila, la concessione edilizia «per la realizzazione di un manufatto a due piani, di cui il piano terra destinato al ricovero degli ovini e il primo piano per ospitare i pastori, nonché di una recinzione e di un ovile».
ATTI NULLI
Stabilire che una zona è di uso civico comporta in prima battuta il fatto che tutti gli atti pregressi di acquisto o vendita dei terreni sono nulli e c’è la «condanna nei confronti degli abusivi occupatori al rilascio del terreno». A quel punto L’Aquila Immobiliare avviò un contenzioso civile per farsi riconoscere le cosiddette “migliorie” fatte su aree che riteneva fossero di sua proprietà. E nel corso delle varie cause la concessione edilizia che il Comune aveva rilasciato nel 1982 ha fatto da spartiacque a favore della società privata. I giudici infatti hanno in sostanza riconosciuto la buona fede della “L’Aquilana Immobiliare” che aveva costruito avendo in mano un regolare titolo edilizio.
LA DIFESA DEL COMUNE
Il Comune ha tentato una strenua difesa arrivando a sostenere che le «presunte migliorie in realtà sono da qualificarsi quali opere dannose per l’integrità del compendio naturale destinato a pascolo libero e spontaneo». La Corte d’Appello nel 2017 ha respinto le ragioni dell’Ente pubblico e quella sentenza è stata ora confermata dalla Cassazione.
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