Violenza nella sede del sindacato: il 18enne conferma tutte le accuse

2 Settembre 2022

Incidente probatorio, messaggi e audio a sostegno degli abusi denunciati dal giovane nel luglio scorso La difesa dell’impiegato: racconto poco verosimile, ufficio aperto al pubblico e nessuno ha visto nulla

SULMONA. «Mi ha toccato ripetutamente»: questo ha ribadito davanti al giudice il giovane che accusa un sindacalista della sede della Cgil di Sulmona di violenza sessuale. Nell’incidente probatorio, chiesto e ottenuto dalla procura di Sulmona per cristallizzare la prova e metterla in cassaforte, la presunta vittima ha confermato tutte le accuse nei confronti del dipendente del Caf.
La delicata udienza si è tenuta l’altro giorno davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli. In sostanza, il 18enne ha confermato tutte le accuse contenute nell’originaria denuncia raccolta dai carabinieri della compagnia di Sulmona, subito dopo il fatto.
L’episodio risale allo scorso 30 luglio quando il giovane si è recato negli uffici del Caf della Cgil di vico del Vecchio per avviare le pratiche relative all’indennità di disoccupazione. Mentre rispondeva alle domande dell’impiegato, il 18enne ha raccontato che i modi del sindacalista si sarebbero fatti sempre più confidenziali fino ad avvicinarlo e a infilargli le mani nei pantaloni. «Mi ha toccato ripetutamente», ha ribadito davanti al giudice il giovane, che resosi conto delle intenzioni dell’uomo, che ha 50 anni e risiede in un paese del circondario, si è sottratto alla morsa del sindacalista allontanandosi in tutta fretta dalla sede del Caf.
Tornato a casa il 18enne avrebbe raccontato tutto ai genitori, i quali dopo essersi consultati con alcuni amici, hanno deciso di recarsi nella sede della Cgil per chiedere spiegazioni all’impiegato. Nel pomeriggio, in cinque hanno raggiunto il Caf e in poco tempo è scoppiata una lite furibonda nel corso della quale sono volati calci e pugni, al punto che sono dovute intervenire tre pattuglie dei carabinieri per riportare la calma nell’ufficio. Alla fine in tre sono dovuti ricorrere alle cure dei medici: il 18enne, la madre e il sindacalista, con prognosi dai cinque ai sette giorni.
Nel corso dell’udienza il ragazzo, assistito dall’avvocato Andrea Marino, avrebbe prodotto anche alcuni messaggi whatsapp e file audio a sostegno delle sue accuse, tutte rigettate dal sindacalista che nel procedimento giudiziario è difeso dall’avvocato Mauro Calore.
Quest’ultimo avrebbe fatto notare al giudice che la versione della presunta vittima, e quindi l’intero racconto, sarebbe poco verosimile in quanto il tutto sarebbe accaduto in un uffici aperto al pubblico, in un orario frequentato di solito da tante persone. Nessuno, però, si sarebbe accorto di nulla, nonostante la gravità dei fatti raccontati dal giovane. Spetta ora alla procura mettere insieme e rendere credibile il castello accusatorio che dovrà essere poi sostenuto nel processo.