Violenza sessuale al raduno alpini «Cancellata una sentenza ingiusta»

Giannangeli, legale della donna che denunciò lo stupro, esulta per l’annullamento dell’assoluzione «Dato per scontato il suo consenso, ora la Cassazione riapre la strada per ottenere verità e giustizia»
L’AQUILA. «Cancellata una sentenza ingiusta, si riapre la strada per ottenere verità e giustizia». Parola di Simona Giannangeli, che, oltre a essere consigliera comunale, è anche avvocata della giovane vittima della violenza sessuale denunciata all’adunata degli alpini andata in scena a maggio del 2015. Nei giorni scorsi, infatti, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che assolveva i due imputati, l’emiliano Danilo Ceci e il palermitano Semir Belhaj (in primo grado condannati a 4 anni di reclusione per violenza di gruppo dal tribunale aquilano), e ha rispedito le carte alla Corte d’Appello di Perugia per un nuovo processo.
A presentare ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, oltre al procuratore generale Carlo Paolella, era stata anche la stessa legale della ragazza, Giannangeli. Che oggi esulta: «La pronuncia della Corte di Cassazione, in attesa di conoscere le motivazioni della stessa, è dirompente e significativa, perché riapre una fase processuale nella quale si torneranno ad approfondire le carte del processo. Un processo lungo e doloroso per la minore, la quale ha avuto al suo fianco la presenza forte e sostenente del Centro Antiviolenza dell’Aquila, il quale ha inteso riaffermare che lo stupro di una ragazza, di una donna, riguarda ognuna di noi».
Continua Giannangeli: «Il ricorso si è fondato su motivi attinenti la valutazione, effettuata dalla Corte d’Appello dell’Aquila, della credibilità soggettiva e sulla valutazione di attendibilità della minorenne, nonché su motivi attinenti la valutazione della medesima Corte circa l’esistenza del consenso eventualmente prestato dalla stessa. La minorenne è stata costretta a sottoporsi a nuovo esame dinanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila, la quale aveva accolto la richiesta formulata in tal senso dalla difesa degli imputati, esame risultato ancora una volta doloroso e gravemente traumatico per la stessa. Non le è stata risparmiata la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, da evitare a tutti i costi anche secondo la normativa vigente in materia di contrasto alla violenza maschile. Nonostante questo ulteriore esame, si è ritenuto che la minore non fosse attendibile e quindi credibile e si è dato per scontato il consenso della stessa».
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