Vita da nababbi e legami coi Casamonica

23 Settembre 2016

Prosegue l’indagine di polizia e Finanza, spunta una vecchia sparatoria. L’avvocato: mai illeciti e il clan di Roma non c’entra

AVEZZANO. Feste sfarzose a bordo piscina. Rolex ai polsi. Auto che cambiano in continuazione. Ville trasformate in regge barocche, arredate che sembrano uscite da qualche saga televisiva sulla malavita. Il tutto dietro a quelle strane frequentazioni, a detta degli investigatori, con alcuni rom del clan romano dei Casamonica, quelli del funerale in stile Hollywood.

Gli accertamenti di polizia e Finanza attorno ai beni della famiglia Di Silvio di Avezzano, nullatenenti per il Fisco italiano ma proprietari di immobili per oltre un milione di euro, mirano a fare luce proprio su presunti legami con i Casamonica. I beni sequestrati, nella Marsica e in altre zone d’Italia, appartengono a Ferdinando Di Silvio, 61enne, il capostipite della famiglia avezzanese, detto Pantera, alla moglie Filippa Morelli, ai figli Luigi, Antonio e Pasquale e alle nuore Rosaria Di Silvio e Maria Grazia Di Silvi. Quest’ultima di origine romana e imparentata con alcuni Casamonica.

Proprio i costanti viaggi nella capitale insospettiscono gli agenti del commissariato di polizia guidati dal dirigente Paolo Gennaccaro. I cinque sono ufficialmente disoccupati ma mantengono un tenore di vita da nababbi. Tre di loro, nel 2007, finirono nei guai nell’ambito dell’operazione antidroga “Brown rain”. E un paio di anni fa Antonio e Rosaria Di Silvio furono beccati in un’altra operazione contro lo spaccio: stando alle accuse della polizia avevano trasformato una casa di via San Francesco in un market della droga (nello stipite di una porta furono scoperti 13mila e 500 euro in contanti). Antonio e Rosaria Di Silvio abitano nella villa di via Etna, nella frazione di San Pelino, al centro del sequestro. Il resto della famiglia si trova nell’altra casa circondata dal lusso, nella parte vecchia della frazione avezzanese. Dopo gli accertamenti voluti dal questore Alfonso Terribile, il tribunale presieduto dal giudice Giuseppe Grieco ha ritenuto alcuni componenti la famiglia socialmente pericolosi, solitamente dediti a traffici delittuosi e con un tenore di vita tale da far ritenere che vivevano abitualmente con i proventi di attività illecite. L’indagine patrimoniale ha riguardato anche Frosinone, Milano, Siena e Bologna dove hanno sede legale istituti bancari e uffici postali nei quali sono stati bloccati alcuni rapporti finanziari.

L’avvocato Pasquale Milo, difensore di fiducia della famiglia Di Silvio, evidenzia che presenterà, dopo la disamina degli atti, una memoria difensiva «volta a contestare il fondamento della misura adottata, giustificando puntualmente la legittima provenienza delle somme di danaro utilizzate per l’acquisto dei beni mobili ed immobili oggetto della misura di prevenzione patrimoniale». Il legale dei Di Silvio, inoltre, «precisa che i propri assistiti non hanno alcun collegamento con la famiglia dei Casamonica».

Scavando nel passato, intanto, la polizia si è trovata di fronte a un altro episodio inquietante. Contro una delle ville sequestrate, nel 2013, furono esplosi alcuni colpi di pistola a scopo intimidatorio. Un regolamento dei conti per un debito non saldato. Uno dei Di Silvio aveva chiesto poche migliaia di euro ad alcuni parenti di una famiglia rom nella capitale. Un prestito a tassi usurari, tanto che nel giro di poco tempo era lievitato fino a diventare sei volte tanto la cifra inizialmente richiesta. Più volte le due famiglie si erano incontrate per chiarire la vicenda e saldare i conti. Fino alla rottura e alle minacce. In sella a una moto due persone si erano presentate davanti alla villa di San Pelino e avevano esploso diversi colpi di arma da fuoco. Per quella vicenda erano stati denunciati madre e figlio componenti di una famiglia rom della capitale, anche loro col cognome Di Silvio.

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