Vittorini: «Basta entrate a gamba tesa»

5 Giugno 2014

Il consigliere comunale e rappresentante dei familiari delle vittime del sisma attacca Gabrielli: affermazioni gravissime

L’AQUILA. Rispetto per un dolore vivo ogni giorno di più, verità e giustizia. Vincenzo Vittorini, esponente dell’Associazione dei familiari delle vittime del terremoto mal digerisce le parole del capo dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli, l’altro giorno all’Aquila per la sottoscrizione di un protocollo di intesa con l’Enel.

Gabrielli ha definito «devastante» la sentenza del processo Grandi Rischi, che in primo grado ha condannato sette scienziati a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni.

Vittorini, tra qualche mese il processo alla commissione Grandi Rischi approderà in Corte d’appello. Teme possa cambiare qualcosa rispetto alla sentenza di condanna emessa dal Tribunale dell’Aquila?

«Assolutamente no. Sulle stragi avvenute in Italia non si è mai fatta piena luce: questo sarà l’unico processo in cui si arriverà alla verità, ne sono certo. Ma c'è qualcosa in corso, qualcuno che tenta, in modo malcelato, di far passare dei messaggi con uno stile indiretto, quasi cifrato. Provo disgusto nel sentire, da due mesi, in maniera sistematica, i vari rappresentanti istituzionali, non ultimo l’ex prefetto Gabrielli, entrare a gamba tesa sul processo Grandi Rischi. Parlo in tal senso di pizzini istituzionali”: un metodo discutibile, utilizzato dalle più alte cariche dello Stato, per entrare in maniera impropria nel merito del processo».

Come rappresentante dei familiari delle vittime, lei chiede solo verità e giustizia.

«Nonostante l’immenso dolore che ognuno di noi porta nel cuore, nessun familiare dei 309 morti di quella terribile notte ha mai proferito parola, nel pieno rispetto del lavoro dei giudici e della sentenza del Tribunale dell’Aquila. Sia chiaro: non cerchiamo vendetta, né capri espiatori. Ciò che chiediamo a gran voce è verità e giustizia».

Qual è il passaggio che più le ha dato fastidio, nell’analisi di Gabrielli sul processo Grandi Rischi?

«Il fatto di prendere spunto da tutto, persino dalla firma di un protocollo di intesa che nulla ha a che vedere con quanto accaduto il 6 aprile, per manifestare dissenso nei confronti della sentenza di condanna del processo. Le affermazioni di Gabrielli continuano ad essere sempre più gravi. A questo punto pretendo che ci sia rispetto e correttezza, per noi e i nostri familiari che hanno perso la vita. Leggendo le dichiarazioni di Gabrielli mi vengono in mente due opzioni: o non ha capito la sentenza o c'è malafede».

A che si riferisce, in particolare?

«Gabrielli non può essere un lobbista. Rappresenta il Paese e gli italiani che, in particolari momenti, hanno bisogno di aiuto. All’Aquila non è stato fatto un processo che va contro la prevenzione, tutt’altro. La sentenza ha decretato come sia mancata un’analisi del rischio da cui è scaturita una disinformazione che ha condannato a morte 309 persone. Se il sisma fosse arrivato di giorno, le vittime sarebbero state oltre 15mila, secondo le stime della stessa Protezione civile».

Concorda con Gabrielli, quando sottolinea che L’Aquila era priva di un patrimonio immobiliare antisismico tale da garantire la sicurezza dei cittadini?

«Questo è un dato acclarato ma va a rafforzare la tesi secondo cui la popolazione andava avvertita del pericolo che stava correndo e del probabile arrivo di un terremoto devastante; non è stata fatta, invece alcuna analisi del rischio, nonostante gli strumenti a disposizione. La Commissione ha fornito rassicurazioni che non hanno consentito agli aquilani di valutare e scegliere».

Gabrielli ha affermato che questa sentenza creerà enormi problemi, rischiando di intaccare negativamente il tema della sicurezza sismica.

«Devastante è solo la morte di 309 persone e di una città che resta inerme a guardare, lasciando soli i parenti delle vittime. Alla prima udienza del processo per la strage di Viareggio fuori dal tribunale c’erano 5mila persone, in segno di unione e vicinanza e di una città che chiedeva giustizia. Noi eravamo soli. Nessuno deve permettersi, dall'alto della propria carica di entrare in un processo, soprattutto in vista della sentenza di Appello. Questa è “mafia” di Stato. Lo dico , certo, come provocazione ma a volte le provocazioni possono spiegare le cose più di tante altre vuote parole ».

Le dichiarazioni di Gabrielli hanno rinnovato il dolore per la perdita di sua moglie e sua figlia?

«Lo hanno rinnovato e acuito. Il 3 giugno mia figlia Fabrizia avrebbe compiuto 15 anni; il 7 giugno sarebbe stato il compleanno di mia moglie. Avrei preferito trascorrere queste giornate chiuso nel mio dolore e invece mi trovo costretto a rispondere ad affermazioni indegne».

Monica Pelliccione

Le parole di Vincenzo Vittorini sono piene di dolore e rabbia. La rabbia di chi combatte da tempo contro un muro fatto di omertà, interessi inconfessabili, politici irresponsabili (nel senso che nessuno si prende mai una responsabilità che sia una). Le parole di Gabrielli sono sale su una ferita che non rimargina e su un dolore infinito. Maggiore cautela da parte di un uomo dello Stato non guasterebbe. (g.p.)