Vittorini: Conte darà lo stop alle prescrizioni

Il medico aquilano: al premier ho ricordato il documento del Coordinamento vittime dei disastri
L’AQUILA . «Al presidente del Consiglio ho detto che abbiamo presentato un documento al ministro della Giustizia, frutto del lavoro del Coordinamento nazionale delle Vittime dei disastri, nel quale si chiede di investire in prevenzione e in sicurezza, di fare finalmente verità nelle stragi impunite italiane e anche riforme della giustizia in direzione dell'accelerazione dei processi, e della lotta alla prescrizione facile».
Lo afferma il medico aquilano Vincenzo Vittorini, che è stato anche consigliere comunale, e che nel terremoto del 6 Aprile 2009 ha visto morire la figlia di 10 anni, Fabrizia, che frequentava la quarta elementare della scuola Giovanni XXIII.
La piccola amava lo sport, in particolare nuotare in piscina e al mare, e il basket. Non si perdeva una puntata delle fiction come “I Cesaroni”, “Un medico in famiglia” o “Capri”, che guardava insieme ai genitori.
Ma Vittorini nel terremoto di quella tragica notte di dieci anni fa perse anche la moglie, Claudia Spaziani, di 46 anni. Oltre a Vittorini, si è salvato anche il figlio, Federico, che era in gita scolastica.
La famiglia Vittorini viveva in centro all'Aquila, in via Don Luigi Sturzo 33, dove quella notte il loro palazzo è crollato.
«Conte mi ha risposto che dal primo gennaio 2020 la prescrizione sarà bloccata dopo la sentenza di primo grado e che queste sono misure che ogni paese civile dovrebbe attuare», ha aggiunto Vincenzo Vittorini, che è stato tra gli organizzatori della fiaccolata di ieri notte, come componente del Comitato familiari delle vittime del sisma dell'Aquila.
Vittorini ha incontrato il primo ministro al corteo di commemorazione delle 309 vittime nel decennale del terremoto.
E proprio in riferimento al decennale, il medico ha sottolineato che «siamo qui e continuiamo a combattere non per il presente e nemmeno per il passato. Quello che ci è stato tolto non ce lo restituirà mai nessuno. Lottiamo perché in futuro mai nessuno dovrà patire quello che noi abbiamo patito. Così all’Aquila, come a Viareggio, a San Giuliano di Puglia, a Genova. Non può essere più possibile».

