Vive 23 anni con la garza in pancia Maxi risarcimento a una paziente

2 Febbraio 2023

Era stata dimenticata dopo l’intervento chirurgico eseguito nel luglio 1988 all’ospedale di Pescina Danni per oltre 300mila euro a causa dei dolori a lungo patiti, la donna credeva di avere un tumore

AVEZZANO. Oltre 300mila euro. A tanto ammonta il risarcimento che la gestione liquidatoria della ex Ulss Avezzano-Sulmona dovrà pagare a una donna marsicana che per 23 anni ha avuto nell’addome una garza chirurgica per sbaglio. La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila che ha respinto il ricorso presentato dalla gestione liquidatoria dell’ex azienda sanitaria contro la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Avezzano. La paziente protagonista della storia e i suoi familiari sono assistiti dagli avvocati Berardino e Antonella Terra del Foro di Avezzano.
LA VICENDA
Era il 7 luglio del 1988 quando la donna si sottopose a un intervento di appendicectomia all’ospedale Serafino Rinaldi di Pescina. Secondo quanto ricostruito dal consulente tecnico nominato dal tribunale di Avezzano, il fatto dannoso si era verificato durante l’operazione. Sempre stando all’accusa, l’intervento non era stato correttamente eseguito nella sua parte finale, in quanto il personale sanitario presente in sala operatoria non aveva provveduto al conteggio della strumentazione chirurgica e delle garze tamponanti. Secondo la valutazione del consulente tecnico, quindi, «sussistono elementi di colpa a carico dell’ospedale di Pescina» e quindi della Ulss.
La garza venne scoperta solo nel 2012, ben 23 anni dopo quell’appendicectomia. Fu nel corso di una laparoscopia che i medici si accorsero della presenza della garza. In realtà, in un primo momento, gli specialisti pensarono di trovarsi di fronte a una massa tumorale. La diagnosi, infausta, venne comunicata anche alla donna, che venne così sottoposta a un intervento chirurgico per la rimozione di un cancro. Tuttavia in sala operatoria i chirurghi scoprirono che in realtà quello che credevano essere un tumore nella cavità addominale era in realtà una garza chirurgica. «L’intervento chirurgico praticato nel 1988», scrisse il consulente del tribunale di Avezzano, «non fu adeguato in quanto gravato da negligenza che determinò la dimenticanza di un corpo estraneo». Per asportare il quale, 23 anni dopo, si rese necessaria la resezione di una parte dell’intestino. Da qui la richiesta del maxi risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali.
IL RISARCIMENTO DANNI
Il giudice di primo grado, Giampiero Lattanzio, nel 2018, ha quantificato il risarcimento in 328.459 euro, da pagare alla paziente e ai suoi familiari. Tuttavia la gestione liquidatoria della ex Ulss Avezzano-Sulmona ha presentato ricorso in Appello. Ma anche i giudici di secondo grado ora hanno respinto il ricorso. Il corpo estraneo «fu sicuramente all’origine della formazione di un ampio granuloma da corpo estraneo inglobante alcune anse ileali e dunque responsabile, unitamente alle rimanenti aderenze endogene, di una sindrome dispeptica e di saltuaria dolenzia addominale», scrisse il consulente di primo grado. Per il secondo consulente tecnico del Tribunale «nella storia clinica anamnestica e presente agli atti, si evince che la paziente patisce sofferenza organica, che ha origine in seguito all’intervento del 1988, sino ad oggi, ma che trova consapevolezza di aver vissuto con una “garza” nell’addome solo nel 2012, dove il suo disagio psicorganico viene “identificato”, quindi molto verosimilmente ecco perché la stessa non ha molte certificazioni psichiatriche. Non si può escludere che la vita vissuta dalla stessa, dal 1988, all’intervento del 2004 dove le viene diagnosticata una sterilità, al successivo intervento di revisione cavità uterina per aborto interno, ai successivi accessi in pronto soccorso per dolori addominali, sino al successivo intervento del 2012, dove viene prima diagnosticata una neoformazione e successivamente viene ritrovata una “garza” nell’addome, abbia determinato lo stato psichico patito dalla donna». Inoltre «a causa dello sconvolgimento temporaneo di 23 anni di vita e, da ultimo, con gli esiti permanenti riportati, ha subìto una riduzione della capacità di attendere ai lavori domestici e ad altri lavori confacenti le proprie attitudini, rendendone più oneroso lo svolgimento, non essendo accudita dai genitori esercenti la propria attività lavorativa all’estero e, dopo il matrimonio neppure dal coniuge impiegato costantemente e quotidianamente presso l’azienda di famiglia».
I LEGALI
«Un errore grave e inaccettabile», spiegano gli avvocati Berardino e Antonella Terra, «perché quando si sottopone un paziente a intervento chirurgico si fa il conteggio delle garze, sia prima che dopo l'intervento. Il fatto che ciò non sia avvenuto è gravissimo. Per questo noi riteniamo che l’errore commesso dai sanitari sia inescusabile. Alla nostra assistita era stato diagnosticato un tumore e le avevano annunciato che forse non ce l’avrebbe fatta, poi una volta rimossa la massa il successivo esame istologico ha confermato che si trattava invece di una garza chirurgica».
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