Vive 23 anni con una garza nell’addome

Dimenticata dopo un intervento chirurgico nel 1988. Ex Ulss condannata a pagare oltre 300mila euro di danni
PESCINA. Le diagnosticano un tumore e al momento dell’intervento scoprono una garza nell’addome. Garza dimenticata 23 anni prima quando la donna venne sottoposta a un’operazione di appendicectomia. Una storia di malasanità che arriva da Pescina e che ha avuto come protagonista una casalinga del posto.
Vicenda che è costata alla Gestione liquidatoria della ex Ulss Avezzano-Sulmona un risarcimento di 328.459 euro, da pagare alla paziente e ai suoi familiari, assistiti nel procedimento giudiziario dall’avvocato Antonella Terra. A tanto ammonta il danno quantificato dal giudice del tribunale di Avezzano, Giampiero Lattanzio.
Stando a quanto ricostruito dal consulente tecnico nominato dal tribunale, il fatto dannoso si è verificato durante l’intervento chirurgico eseguito il 7 luglio 1988 all’ospedale “Serafino Rinaldi” di Pescina. A.C. si era sottoposta a un’operazione di appendicectomia. Sempre stando all’accusa, l’intervento non era stato correttamente eseguito nella sua parte finale in quanto il personale sanitario non aveva provveduto al conteggio della strumentazione chirurgica e delle garze tamponanti. Secondo la valutazione del consulente tecnico, quindi, «sussistono elementi di colpa a carico dell’ospedale di Pescina» e quindi della Ulss. Solo nel 2012, dopo una laparoscopia, è avvenuta la scoperta. I medici ritenevano di trovarsi di fronte a una massa tumorale, come comunicato alla donna, e al momento dell’intervento hanno accertato la presenza della garza nella cavità addominale.
«L’intervento chirurgico praticato nel 1988», sottolinea il consulente del tribunale, «non fu adeguato in quanto gravato da negligenza che determinò la dimenticanza di un corpo estraneo».
Per asportare il quale, 23 anni dopo, si è resa necessaria la resezione di una parte dell’intestino. Da qui la richiesta di un maxi risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali.
«La donna», precisa l’avvocato Antonella Terra, «a causa della presenza della pezza chirurgica nella cavità addominale ha avuto una sintomatologia dolorosa durata per oltre un decennio. Più volte in ospedale, la mia assistita è stata sottoposta a interventi chirurgici, accessi al pronto soccorso, esami specialistici e terapie farmacologiche. Ma fino al 2012 nessuno si è accorto della presenza del corpo estraneo. La mia assistita ha dovuto anche ricevere la notizia, non veritiera, della diagnosi tumorale».
Un risarcimento è stato riconosciuto dal tribunale anche al marito e a un figlio della donna marsicana «tenendo in considerazione la loro sofferenza interiore».
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