Vivio, docente del Cotugno: nella struttura si può studiare
L’AQUILA. «In attesa di avere il tempo e le risorse per costruire scuole a più alto standard di sicurezza, non si possono che usare meglio quelle che abbiamo, che sono abbastanza recenti e che non...
L’AQUILA. «In attesa di avere il tempo e le risorse per costruire scuole a più alto standard di sicurezza, non si possono che usare meglio quelle che abbiamo, che sono abbastanza recenti e che non stanno poi tanto male». L’architetto e docente del liceo Classico Cotugno, Vincenzo Vivio, in una lettera che ha già suscitato non poche reazioni, difende la struttura di Pettino che ospita la scuola, da mesi al centro di polemiche e vicissitudini giudiziarie a causa di quella che il prof definisce una «pericolosità tutta da dimostrare, ma ammantata di presunte ragioni scientifiche».
LA PAURA. «La paura uccide la vita. E in questo contesto diventa emblematica la vicenda del Cotugno», scrive il docente. «Nel clima diffuso di panico generale del gennaio scorso, è circolata subito la voce che la scuola avrebbe un indice di vulnerabilità molto basso, come risulta da uno studio commissionato dalla Provincia nel 2013. I dati di quella relazione, tutti da verificare, vengono presi per oro colato. Si è deciso di trasferire tutti nella sede dell’Itis (anch’essa con un indice di vulnerabilità basso) per un mese intero in turni pomeridiani, in attesa di compiere ulteriori esami sulla struttura del Cotugno. Terminate le verifiche – con esiti sostanzialmente rassicuranti – il presidente della Provincia ha autorizzato il rientro nella sede, che era ed è tutt’ora agibile, pur prescrivendone in via prudenziale l’utilizzo della parte costruita negli anni ’80. Questo eccesso di precauzione ha però costretto a sacrificare ogni spazio utile per ricavarne aule, e a trasferire il Linguistico a Collesapone, togliendo nel contempo spazi al Cotugno, al Musicale e al Colecchi (pure con indice basso)».
ATTENTI AL TAR! Vivio si scaglia contro alcuni genitori: «Il 15 marzo un gruppo di genitori, alunni e docenti ha depositato un ricorso al Tar che, se accolto, potrebbe portare a una ulteriore chiusura dell’istituto, mentre spuntano improbabili proposte alternative, come quella di piazzare gli studenti in capannoni industriali dismessi, come si fece nella reale emergenza post-sisma».
I SOLITI SOSPETTI. «Inutile dire degli inevitabili sospetti di interessi economici e elettorali che si agitano dietro queste iniziative», continua Vivio. «In realtà l’edificio che ospita la scuola aveva resistito più che egregiamente al disastro epocale del 2009. Ma i genitori, che prima del terremoto si spendevano in crociate legali pur di tenere i propri figli nelle prestigiose, seppur decrepite e pericolose sedi del centro storico, oggi si ergono a difensori della sicurezza globale, spalleggiati purtroppo anche da qualche docente».
I NUOVI MOSTRI. «Il sonno della ragione genera mostri. Al Cotugno non è crollato nulla, tranne le iscrizioni e la certezza di una prospettiva», conclude la lettera.
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