Volo di palloncini tra gli applausi L’abbraccio di una città a Stefano

Il feretro accolto dal picchetto d’onore della polizia di Stato, un omaggio al padre e alla sorella agenti Decine di maestri in tute da sci sono arrivati da tutto l’Abruzzo per il 21enne sconfitto da una malattia
L’AQUILA. Un volo di palloncini bianchi in un mare di giacche azzurre, quelle dei maestri di sci, hanno salutato ieri a Collemaggio, nel suo ultimo viaggio, Stefano Faccia, il 21enne morto dopo una malattia. La bara di legno bianco coperta di fiori anch’essi bianchi è stata accolta dal picchetto d’onore della polizia di Stato, la divisa indossata dal padre e dalla sorella di Stefano.
Ad accogliere il feretro sul sagrato di Collemaggio c’erano tantissime persone, molte delle quali indossavano la tuta dei maestri di sci. La maggior parte quella azzurra, bianca e verde dei maestri di sci abruzzesi, altri con la tuta verde e nera degli “Sciatori del Gran Sasso”. Stefano Faccia, dopo il diploma al liceo scientifico Bafile, aveva seguito la sua grande passione diventando un apprezzato maestro di sci.
Sull’altare, ad accogliere il giovane e la famiglia, molti canonici del capitolo dell’Aquila. Si riconoscevano don Sergio Maggioni, parroco della chiesa di Cristo Re, don Nunzio Spinelli, don Juan de Dios Vanegas Gallego e don Carmelo Pagano Le Rose.
«La morte incombe su ognuno di noi», ha detto don Sergio nella sua omelia, «incombe come una cappa che soffoca. E se è vero che non esiste una età giusta per morire, dobbiamo riconoscere che morire a 21 anni è drammatico. Ma la morte fa parte della nostra vita. Non c’è alternativa, e non ci è dato sapere quanto la nostra vita potrà essere lunga. E purtroppo, se non possiamo sapere la quantità della vita che toccherà a ognuno di noi», ha continuato don Sergio rivolgendosi alle centinaia di persone che hanno riempito Collemaggio, «possiamo conoscere solo la qualità».
Nel frattempo, mentre la messa andava avanti, dagli ingressi aperti di Collemaggio un flusso continuo di persone continuava ad arrivare, tanto da convincere gli assistenti all’interno della chiesa ad aprire anche la terza porta e a preoccuparsi di mantenere libere le via di uscita in caso di emergenza. «Perché, perché, perché», ha continuato a chiedere don Sergio, «ma nessuno è in grado di dare risposte».
Perché è successo che un giovane sportivo possa essere portato via da una malattia? Perché l’evoluzione della malattia è stata così rapida? Domande che ognuno in chiesa deve essersi fatto e a cui don Sergio non ha saputo dare una risposta. Anzi, «se qualcuno può dare una risposta, alzi la mano e venga qui...», ha aggiunto il sacerdote.
«Inutile pensare a questo», è la triste conclusione del parroco di Cristo Re, la chiesa all’inizio del viale di Collemaggio, «non avremmo il potere di cambiare quel che è successo».
«Possiamo solo dire che Stefano, nella una breve vita, ha realizzato i suoi desideri. E voi che siete qui potete testimoniare che Stefano era una bella persona, onesta e trasparente. Questa chiesa gremita dimostra che è morto un bravo ragazzo che tanti avrebbero voluto avere come amico e altrettanti avrebbero voluto avere come figlio».
Stefano Faccia lascia il padre Luca, agente della polizia Postale, la mamma Claudia Ianni, commerciante, la sorella Federica, anche lei poliziotta. Una famiglia conosciuta e stimata. All’uscita, tra i fiori bianchi, un volo di palloncini e un lungo applauso hanno salutato il feretro. Stefano Faccia riposerà al cimitero dell’Aquila.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

