Voto, ribaltone più vicino: «Pronti a tornare alle urne»

Il centrodestra: siamo tranquilli, ma se il Tar dovesse cambiare la maggioranza si andrà alle urne, non ci saranno contaminazioni di alcun genere
L’AQUILA. L’amministrazione Biondi è appesa a un filo. O meglio, a un voto. Si attende l’udienza del Tar, fissata per il 9 maggio, per sapere in via definitiva se scatterà l’anatra zoppa con il sindaco, Pierluigi Biondi, che si ritroverebbe senza maggioranza. Il centrosinistra, dopo lo scrutinio del seggio di Arischia, avrebbe recuperato 42 voti, contro i 41 necessari per ribaltare gli equilibri in seno al consiglio comunale.
Nell’entourage del sindaco si respira fiducia sull’esito del ricorso alla giustizia amministrativa, mentre gli esponenti di centrosinistra non si sbilanciano: a partire dall’ex candidato sindaco, Americo Di Benedetto, che continua a parlare «da semplice consigliere». I passaggi tecnici sono i seguenti: entro il 4 aprile la prefettura invierà una relazione al Tar, chiamato a esprimersi sugli scrutini, così come sono stati definiti. Il 9 maggio udienza al Tar.
NULLA DA TEMERE. «Sono assolutamente tranquillo e certo che i giudici amministrativi non vorranno controvertere l’evidente indicazione giunta dagli elettori aquilani», è il commento di Biondi. «La salvaguardia della sovranità popolare, al di là dei tecnicismi giuridici, è un bene supremo sancito dalla Costituzione, nel suo primo articolo. Pertanto il centrodestra non ha nulla da temere». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni dell’assessore alla Mobilità, Carla Mannetti: «Mi sento molto tranquilla», afferma, «perché la volontà degli elettori, che hanno voluto Biondi sindaco e lo hanno votato, è netta e incontrovertibile. La strategia, qualora venisse accolto il ricorso e dovesse cambiare la geografia del consiglio comunale, verrà condivisa all’interno della coalizione, ma andare al voto non mi spaventa».
AUTONOMIA O AL VOTO. «Avremo la meglio anche in sede giudiziaria», dice convinto il vicesindaco, Guido Quintino Liris. «Ci sono situazioni che non sono ancora state prese in considerazione: il seggio 41, in modo particolare, ma anche altri voti contestati: il combinato disposto di queste condizioni renderà molto più chiaro il quadro. Ovviamente tutto questo nella piena legittimità degli atti». E se dovesse verificarsi il ribaltone? «Alla fine di tutto questo polverone sono convinto che il centrodestra uscirà, ancora una volta, vincitore», sottolinea Liris, «ma se le cose dovessero andare diversamente e non esistessero più le condizioni per portare avanti il mandato, o se fossimo soggetti a influenze contaminanti, si ridarà forza agli elettori tornando al voto». «Il Tar ha l’obbligo costituzionale di agire secondo giustizia e secondo il principio che la volontà popolare è sovrana», affermano Daniele Ferella (Lega) e Giorgio De Matteis (Fdi). «Faremo di tutto e agiremo, dentro la legalità, affinché né la politica, né altri poteri dello Stato, tentino di rovesciare quanto i cittadini hanno democraticamente scelto».
RESTO UN CONSIGLIERE. «Al momento, il problema non esiste». Usa massima cautela Di Benedetto, che prima di sbilanciarsi attende il pronunciamento del Tar. «L’Aquila è in una situazione diversa rispetto ad Avezzano», evidenzia, «necessita di un’attenzione maggiore, in quanto più fragile, soprattutto in virtù del sisma. Non può essere impostato tutto sull’utilitarismo della politica. Sono un consigliere e continuerò a esserlo, in attesa della sentenza».
MAGGIORANZA DILANIATA. «Si tratta di una vicenda giuridica il cui esito è affidato al Tar», evidenziano Stefano Albano, segretario Pd dell’Aquila, e Stefano Palumbo, capogruppo Pd in consiglio comunale, «anche se gli effetti, con il sicuro ricorso al Consiglio di Stato, saranno molto lunghi. Il punto, però, è un altro: la maggioranza è dilaniata da spaccature interne», affermano. «Abbiamo assistito a un botta e risposta sulla stampa, a una reprimenda del sindaco e persino all’irrituale dichiarazione di un parlamentare, entrato sulle scelte del primo cittadino: tutto per questioni di nomine, poltrone e posizionamenti. Intanto viviamo uno stato di impasse in cui non si discute del futuro della città: la giunta comunale è come un autobus dove gli assessori, più che concentrarsi sul governo della città, stanno utilizzando il loro ruolo come trampolino di lancio. In questo quadro», concludono, «l’anatra zoppa fornisce al centrodestra solo l’occasione per spostare l’attenzione».
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