Zafferano straniero, l’accordo del Milan fa infuriare Navelli

3 Settembre 2022

Intesa tra il club rossonero e una ditta che produce in Asia Il sindaco Federico: «Schiaffo a tradizione e competenza»

NAVELLI. Bulbi di zafferano coltivati in Italia e poi lavorati in Uzbekistan. Uno schiaffo al made in Italy che ha fatto sobbalzare dalla sedia il sindaco di Navelli, Paolo Federico. Ancor di più se l’Ac Milan, una delle squadre di calcio più blasonate al mondo, stringe una partnership proprio con l’azienda italiana, la Oro rosso di Milano, che ha scelto di produrre all’estero la preziosa spezia. Il sindaco Federico difende la dop assegnata a 13 comuni dell’Aquilano e invoca l’intervento delle istituzioni locali e del presidente della Regione Marco Marsilio.
L’ALLARME DI FEDERICO
«Politica e istituzioni», chiede il sindaco, «si muovano per fermare un accordo che rischia di fiaccare la qualità del Made in Italy e dello zafferano». Federico è il primo cittadino di Navelli, il Comune simbolo della spezia, dove nel 1971 è stata fondata la cooperativa “Altopiano di Navelli”, che riunisce i produttori locali di 13 comuni e che nel 2005 ha ottenuto il marchio dop dall’Unione europea per lo zafferano dell’Aquila. «In Italia», sottolinea Federico, «abbiamo tutte le abilità per lavorare lo zafferano. Non è necessario ricorrere a quelle delle comunità dell’Uzbekistan». Il riferimento è all’accordo tra Milan e Oro rosso, siglato nei giorni scorsi, che prevede la lavorazione di bulbi coltivati in Lombardia dagli uzbeki. «Certo nel commercio ognuno è libero di fare come meglio crede», aggiunge Federico, «ma di sicuro non occorre essere esperti di marketing per capire che il prestigio e la visibilità di una società come il Milan meglio si sposerebbe con la tradizione italiana e soprattutto con il profondo legame che lega il capoluogo lombardo con l’Abruzzo in termini di nascita del risotto allo zafferano». La nascita del tipico piatto milanese, con l’aggiunta dello zafferano, sembrerebbe infatti derivare dell’intervento di un abruzzese. Un motivo in più, per il sindaco, per auspicare che il Milan faccia un passo indietro, puntando sulla nostra regione.
L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI
«Si parla tanto del made in Italy», rimarca Federico, «e poi si procede per far lavorare il prodotto in un altro Paese. A questo punto sono convinto che sia sempre più necessario l’intervento del presidente della Regione, Marco Marsilio, delle altre sfere politiche, dei sindacati e delle istituzioni tutte, in quanto si sta creando un vero e proprio danno all’intera trafila dello zafferano. Qualcuno deve spiegarci come sia possibile prendere gli steli nati da bulbi italiani e lavorarli a migliaia di chilometri di distanza, quando tutti sanno che il prodotto deve essere raccolto e subito lavorato altrimenti si deteriora. Senza dimenticare il lungo lavoro fatto per la dop assegnata ai comuni dell’Aquilano e gli enormi sforzi per mantenere la tradizione acquisita nei secoli».
LE CERTIFICAZIONI DI QUALITà
«Se l’Uzbekistan riecheggia di Via della seta», conclude Federico, «non credo che gli stessi uzbeki, fosse non altro per la distanza a cui si sottoporrebbe la spezia, abbiano idea di cosa significhi avere certificati di qualità, attenzione allo sfruttamento del terreno, adottare specifiche tecniche di lavorazione in riferimento a dettagliati protocolli e tutto quanto contraddistingue la qualità del nostro prodotto. Insomma, si parla tanto di tutela del made in Italy, ma si rischia di trasformare lo zafferano in qualcosa di simile ai famigerati parmesan, buffalo mozzarella o pommarol».