Zichichi esalta i Laboratori: «Un’intuizione mondiale»

Il fisico in collegamento video partecipa alla cerimonia per il centro di ricerca La musica del maestro Vessicchio ripercorre la storia dell’istituto del Gran Sasso
L’AQUILA. «I laboratori del Gran Sasso sono il più importante centro di ricerca sotterraneo al mondo». Parola di Antonino Zichichi, lo scienziato che, da presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, ebbe l’intuizione anni fa di usare la galleria dell’autostrada A24 come ingresso per un centro di ricerca avanzatissimo, da dove poter osservare l’Universo potendo contare sullo schermo di 1.400 metri di roccia del Gran Sasso. Un centro di ricerca che ieri ha festeggiato con un concerto all'Auditorium del Parco i primi 35 anni di attività, davanti a molti di quei ricercatori che hanno permesso alla comprensione della Natura di fare passi da gigante.
LA FESTA
«Sono felice di vedere i risultati della mia intuizione», ha detto Zichichi in un video. «Io non posso venire, ma i neutrini che partono da Ginevra e arrivano al Gran Sasso sì». I laboratori sono stati festeggiati con il concerto Sinfonie dell’Universo, una composizione originale creata dal Maestro Beppe Vessicchio. La serata, condotta dalla giornalista scientifica Silvia Bencivelli, si è mossa tra il ricordo del passato e il futuro della ricerca. E se i laboratori del Gran Sasso sono un’eccellenza mondiale che ha con L’Aquila un rapporto profondo, così come ha raccontato il vicesindaco Raffaele Daniele, l’attuale direttore Ezio Previtali ha ricordato che «questo evento, oltre a rappresentare il lavoro e l’impegno di questi anni, rappresenta il punto di partenza per il futuro». Il passato e il futuro. Appunto. Sugli spalti ci sono i direttori dei laboratori, manca solo Enrico Bellotti, scomparso un anno fa. Antonio Zoccoli ha raccontato di come la ricerca scientifica abbia fatto passi da gigante anche grazie al lavoro svolto sotto ai Laboratori del Gran Sasso. «Per osservare il Bosone di Higgs (una particella prevista dalla fisica teorica), ci sono voluti 50 anni», ha raccontato Zoccoli nel corso del suo duetto a cavallo tra fisica e musica con Vessicchio. «Ma per scoprire le onde gravitazionali (previste nella teoria della relatività di Albert Einstein), di anni ce ne sono voluti 100». «E questo è successo perché non esisteva la tecnologia che potesse permettere queste osservazioni. E la ricerca scientifica oggi è fatta da migliaia di scienziati, ingegneri, studiosi, che inventano nuove strade». Alla domanda se tutto questo impegno serva davvero a qualcosa, Zoccoli risponde ricordando che la Pet, la Tomografia a Emissione di Positroni che si usa in ospedale per curare gravissime malattie «usa l’antimateria». Sotto il Gran Sasso ci sono 15 esperimenti in corso, che a breve saliranno a 22, in passato si sono contati i neutrini solari e per il futuro si spera di rispondere al dilemma della materia oscura che sembra permeare l’Universo. Tra un intervento e l’altro ci sono state le performance musicali con il maestro Vessicchio che ha diretto i solisti del Sesto Armonico, con il soprano Giacinta Nicotra, il tenore Piero Mazzocchetti, accompagnati dalla sand artist Simona Gandòla.
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