«È la squadra della gente, addio ad anni di sofferenza»

3 Aprile 2023

La gioia dei tifosi che ricordano la ripartenza dalla Prima categoria nel 2018 L’ultimo sussulto: quel “pesce d’aprile” ideato dal club con i punti di penalizzazione

L’AQUILA. «Pugno duro del giudice sportivo dopo l’invasione di campo a fine partita di Capistrello-L’Aquila. Per i rossoblù, sconfitta 3 a 0 a tavolino e cinque punti di penalizzazione». Alla notizia, uscita l’altro ieri sul profilo Facebook dell’Aquila 1927, a più di un tifoso deve essere venuto un coccolone. La giornalista-supertifosa Daniela Rosone ammette «di essere quasi svenuta». Altri hanno commentato con un «Nooo...».
A qualche sostenitore più stagionato devono essere passati davanti agli occhi tutte le traversie del passato, le retrocessioni, i fallimenti, il dover ricominciare prendendo il titolo a Paganica o a Montereale. Campionati condotti da capolista e sfumati all’arrivo della primavera, finali perse all’ultimo minuto. A adesso, con la squalifica, si doveva ricominciare con i punti di vantaggio ridotti al lumicino. Poi, a qualcuno è venuto il dubbio: «Mica sarà un Pesce d’aprile?».
Il post, che ha raccolto centinaia di commenti, è stato dei migliori e più riusciti scherzi degli ultimi tempi. Anche perché è andato a toccare uno dei nervi sensibili della tifoseria aquilana. «Quanto abbiamo sofferto», ha ripetuto più volte lo speaker ufficiale Claudio Alfonsetti all’inizio della festa a fine partita, organizzata nel timore della pioggia nella zona sud dello stadio. «Eh, Antò? Francé? Quanto abbiamo sofferto?». Alessandro Fallocco (non ditelo in giro, ma probabilmente è lui l’autore dello scherzo o, quanto meno, è uno degli autori) all’inizio della festa ricorda la rincorsa dell’Aquila. «Prima categoria nel 2018, tre promozioni, due Coppe vinte, una eliminazione in finale...».
I giocatori e i tifosi hanno la maglietta con la scritta: «La squadra della gente...», e il presidente Massimiliano Barberio, dal palco, usa spesso la parola «noi». Perché L’Aquila 1927 è un caso quasi unico in Italia. «Non voglio prendermi alcun merito, sono tre anni che do una mano a questi ragazzi. Non sono un presidente classico».
Poi, rivolto ai tifosi che affollano l’area: «Ma quanto è stato bello col Capistrello? Non mi ricordo una gioia più grande di quella vissuta la settimana scorsa». Un caso più unico che raro, la squadra dei tifosi. Lo riconosce anche il senatore Guido Liris, chiamato sul palco per un saluto. «Lo dico ogni volta che in Parlamento ci si ritrova a parlare di calcio. Guardate che all’Aquila c’è una situazione unica, una squadra gestita dai tifosi. È un miracolo, quello dell’Aquila è un modello unico in Italia, una squadra costruita dai tifosi che l’hanno portata dalla Prima categoria alla serie D. È un miracolo», conclude Liris, «il miracolo di questa gente, il miracolo della città dell’Aquila». (r.p.)
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