«È STATO SUPERATO IL LIMITE DELL’ETICA»

23 Novembre 2018

«Il 18 marzo 2017 ho rassegnato le dimissioni da presidente del consiglio e da consigliere. Il termine dimissioni ha un’eccezione propria negativa immediatamente riconducibile ad azioni quali:...

«Il 18 marzo 2017 ho rassegnato le dimissioni da presidente del consiglio e da consigliere. Il termine dimissioni ha un’eccezione propria negativa immediatamente riconducibile ad azioni quali: disimpegno, rinuncia, abbandono. Una sua altra interpretazione è però possibile se la si analizza in modo approfondito tenendo conto delle motivazioni che l’hanno prodotta. Ecco allora che l’atto, meditato e sofferto, diventa alto e può essere affiliato a voci quali: coraggio, rispetto, sacrificio, esempio. Quali ripercussioni nella maggioranza? Nessuna... Scuse? Certamente sì. A quanti mi hanno espresso la loro preferenza, agli amici, ai tanti che mi hanno dimostrato vicinanza, spesso con gli occhi lucidi, in questi giorni per me così difficili, alla mia splendida famiglia, nel senso allargato del termine, che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato... Gli interventi spregiudicati di questi giorni, in consiglio comunale e all’esterno, assumono un’importanza notevole e destabilizzatrice negli animi di chi vede offese le istituzioni e con esse, le norme regolamentari, morali e giuridiche che regolano la nostra vita, di amministratori e di cittadini. I comportamenti avuti sono frutto di cosciente volontà a superare il limite che l’etica impone e sono in contrasto con la morale corrente e con la normale dialettica politica… È strategia!, viene detto. No, per me non è così. Esiste una differenza tra il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto, ciò che è lecito e ciò che non lo è, ciò che è tollerato e ciò che è proibito, ciò che è opportuno e ciò che non lo è, ciò che è consentito e ciò che non lo è. Di queste diversità, se ne deve comprendere il significato, sentirne la differenza e conoscerne l’opposizione che vi è tra di esse per vederne la portata… …È evidente inoltre che in consiglio comunale, alla base dei contrasti è rilevabile sempre una esasperazione dei rispettivi poteri, di gestione della maggioranza e di controllo della minoranza, aggravata da dissidi personali che finiscono con il prendere il sopravvento sugli obiettivi della gestione e del controllo che devono tendere, ovviamente, al bene della collettività... Un’opinione diversa dovrebbe essere vissuta come un’opportunità di confronto e non come un fastidio. L’interlocutore, sia esso sindaco, assessore o consigliere, di maggioranza o di minoranza, dovrebbe essere considerato per l’istituzione che rappresenta e non come un avversario da delegittimare… Queste considerazioni mi hanno portato a una profonda riflessione circa la sussistenza delle condizioni necessarie a garantire l’esercizio della funzione».