È lite sull’acqua Turni in provincia

Dopo lo scontro, Acea e Regione alla ricerca di una soluzione Nel Lazio rubinetti a singhiozzo. Fontane chiuse a San Pietro
ROMA. La morsa della siccità continua a farsi sentire in gran parte d’Italia, ma è in particolare a Roma e provincia, dove una ventina di comuni hanno già avviato il razionamento e dove il Vaticano ha chiuso le fontane, che la situazione appare di difficile soluzione. Ma anche in Veneto, Lombardia, Puglia, Emilia Romagna e in altre regioni si susseguono gli allarmi e si contano i danni.
Certo è che le difficoltà della capitale tengono banco. L’attesa è per il vertice tra Acea e Regione Lazio, in programma oggi in Campidoglio, che sarà l’occasione per cercare di scongiurare il razionamento dell'acqua ad un milione e mezzo di romani dopo l'ennesimo scontro tra la società capitolina e l’amministrazione regionale, anche ieri protagoniste di un botta e risposta sulla responsabilità di predisporre un piano alternativo allo stop idrico per combattere la siccità.
Mentre il Vaticano ha deciso di chiudere le fontane, persino quelle in piazza San Pietro e nei giardini Vaticani, in provincia di Roma ben 21 comuni da un mese vivono il razionamento del flusso idrico. Scongiurare la turnazione dell'acqua, che Acea ha annunciato da venerdì, è la parola d'ordine. Per mercoledì al ministero dell'Ambiente è convocato un vertice al quale parteciperà quasi sicuramente il ministro Gian Luca Galletti insieme ai tecnici della Regione Lazio, Acea Ato 2, autorità di bacino per scongiurare il tanto temuto stop idrico previsto da venerdì. Prima ancora, oggi, la sindaca Virginia Raggi, che ieri ha sentito il presidente della Regione Nicola Zingaretti, riunirà in Campidoglio l'assessore regionale competente e i rappresentanti di Acea.
Ma a fare rumore è ancora lo scontro tra Acea e Regione, ai ferri corti dopo la decisione del governatore Nicola Zingaretti di sospendere la captazione di acqua dal lago di Bracciano. Zingaretti dunque è tornato a pressare Acea chiedendo all'ente gestore «di formalizzare una proposta alternativa». E fa due conti che non gli tornano: «Se è vero che veniva prelevato un millimetro al giorno (dal lago di Bracciano, ndr) dire poi che bisogna levare l'acqua per otto ore a gran parte dei romani è una esagerazione. Io non ho mai fatto polemiche, non le farò mai specie su temi così delicati». La Regione si dice anche pronta a «valutare captazioni da altre fonti per garantire il servizio idrico alla città e credo - prosegue Zingaretti - che anche il governo che sta valutando lo stato di emergenza farà la stessa cosa». Da Acea, che chiude in Borsa in calo dell’1,5%, la risposta è dura: «La Regione ci illustri il suo piano» o «procederemo con le rigide turnazioni già annunciate». Virginia Raggi, che tenta di mediare tra Acea e Regione, annuncia la convocazione di un tavolo in Campidoglio «per superare qualsiasi tipo di strumentalizzazione. Bisogna trovare risorse e soluzioni. Da un lato è inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani restino senza acqua, dall'altro dopo il cambio di governance di Acea c'è stata un'inversione di tendenza, con investimenti su reti e riduzione della captazione dal lago di Bracciano». Intanto in provincia 21 comuni, per un totale di 58.742 utenti, fronteggiano l'acqua razionata. In alcuni casi la misura interessa solo una parte del territorio comunale o una singola strada, in altri le turnazioni si avvicendano in diverse aree. I turni sono previsti tutti i giorni o a giorni alterni. E a Latina, rende noto Gaia Pernarella del M5S, «sono quasi due mesi che l'acqua è razionata».
Dal resto d’Italia arrivano notizie poco rassicuranti: come quella della produzione di vino pregiudicata in Veneto, o dei 30 milioni di euro di danni all’agricoltura del mantovano, fino alla Puglia, dove non c’è emergenza ma dove l'attenzione rimane alta poiché il livello dell'acqua presente nei cinque invasi che riforniscono il 'tacco' d'Italia è sceso sotto la media del periodo. In Emila Romagna, infine, è oggi in programma un nuovo incontro dell'Osservatorio permanente per gli usi idrici del distretto padano durante il quale saranno analizzati l'andamento delle portate del fiume Po e si farà il punto sulla situazione in ogni regione del Nord Italia.

