«È stato un altro Massimo a togliere la vita a Maxim»

17 Settembre 2014

Primo colloquio in carcere tra Maravalle e lo psichiatra Ariatti Al via la perizia sul papà che ha ucciso il figlio, il verdetto fra 90 giorni

PESCARA. E’ iniziata con un primo colloquio tra Renato Ariatti e Massimo Maravalle, la perizia psichiatrica che il docente bolognese dovrà svolgere sul papà richiuso il carcere dal 18 luglio dopo aver ucciso in casa il figlio adottivo di 5 anni, Maxim. Ariatti, il perito nominato dal gip, il professionista che in passato ha firmato perizie su Annamaria Franzoni e Bernardo Provenzano, dovrà determinare la capacità intendere e di volere, la pericolosità sociale e la capacità di stare nel processo di Maravalle, il tecnico informatico di 47 anni che aveva confessato nella notte il delitto del figlio: «Ho ucciso per un raptus», aveva detto Maravalle agli uomini della Squadra Mobile.

La perizia, a cui partecipano anche i consulenti di parte, durerà 90 giorni e sarà discussa nel corso dell’incidente probatorio fissato in tribunale il 25 novembre. Se, quindi, i periti e i consulenti hanno iniziato a lavorare, ad incontrare Maravalle in carcere c’è anche il suo avvocato Alfredo Forcillo che, ogni tanto, si reca al San Donato per spiegare a Maravalle, in particolare, l’iter giudiziario.

«Quella notte non è stato Massimo Maravalle ad agire», racconta il suo avvocato ripetendo le parole del suo assistito incapace di dare un senso a quell’omicidio e convinto che, in quella drammatica notte in via Petrarca, “un altro” Maravalle abbia agito, non il papà dall’indole buona, sempre presente e amorevole verso il figlio tanto desiderato e arrivato nel 2012 a Pescara dalla Siberia orientale.

Se potesse, Maravalle chiederebbe perdono per quell’atroce gesto e in questi mesi di carcere, così come in quella tragica notte, il tecnico informatico ha continuato a giustificare il delitto motivandolo con un raptus. «Volevo salvare Maxim dalle torture», continua a ripetere l’uomo conscio di quello che è accaduto ma incapace di spiegarsi perché, quella notte, la sua testa è andata in tilt.

Maravalle era in cura da un psichiatra e, anche in carcere, si trova nel reparto psichiatrico, guardato a vista, controllato con costanza. Cosa è accaduto nella testa di Maravalle sarà il perito a stabilirlo ma, nel frattempo, era stato il tecnico informatico a mettere a verbale che, pochi giorni prima della tragedia, aveva interrotto spontaneamente di assumere farmaci, altra circostanza sui cui si stanno concentrando le indagini. Maravalle aveva infatti detto, confermandolo poi durante l’interrogatorio in carcere, di aver smesso di prendere i farmaci e di non averlo detto a nessuno, neanche alla moglie, l’avvocato Patrizia Silvestri. Anche durante l’interrogatorio Maravalle aveva detto di essersi sentito al centro di un «complotto» e di aver ucciso il bambino quasi per proteggerlo dalle «torture», le stesse parole che l’uomo sta ripetendo al suo avvocato in questi mesi di carcere.

E’ iniziata da poco, così, la perizia psichiatrica che Ariatti dovrà svolgere sull’uomo, incontri a cui parteciperanno anche i consulenti di parte: Marilisa Amorosi, responsabile del Centro di salute Mentale di Pescara, la stessa che analizzò il “bombarolo” Roberto Di Sante condannato poi a 5 anni mentre Silvestri si avvarrà della consulenza dell'anatomopatologo Ildo Polidoro.

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