«È una tempesta perfetta ma l’Abruzzo ce la farà»

3 Ottobre 2022

L’economista Pino Mauro descrive il periodo molto buio per famiglie e imprese E traccia la strada per uscirne salvi: forti investimenti e no agli aiuti all’infinito 

La forte crescita dei prezzi, l’aumento del costo del denaro, la prosecuzione della guerra descrivono uno scenario denso di preoccupazioni per famiglie e imprese abruzzesi. La regione deve affrontare una fase di difficoltà che stanno provocando disagi umani e pesanti ricadute economiche. Non si è ancora in grado di affermare se questo processo porterà alla recessione e quanto durerà, ma i segnali di una progressiva tendenza negativa dei fondamentali economici sono evidenti. Prendiamo in considerazione due grandezze sulle quali Il Centro ha già posto l’attenzione.
EFFETTI SUL LAVORO.
L’occupazione, dopo il forte rialzo dell’ultimo trimestre del 2021, tende a decrescere nei due trimestri successivi con il rischio non lontano di un ulteriore peggioramento. Del resto, se il Pil dovesse tendere allo zero, come previsto, nel corso del 2023, il mercato del lavoro non potrà fare a meno di registrare ricadute negative.
Analoghe considerazioni per le esportazioni. Il dato negativo dello 0,8% nel secondo trimestre 2022 a fronte di un incremento del 22,5% a livello nazionale, dimostra come la rilevante espansione degli anni passati subisca un progressivo restringimento.
L’andamento dell’export è una questione di grande importanza, che implica consapevolezza e suggerisce responsabilità. La manifattura vale circa un terzo del reddito prodotto e ancora oggi l’Abruzzo si caratterizza per essere la settima regione industrializzata del Paese.
IL CARRELLO DELLA SPESA.
In questi ultimi mesi, l’inflazione ha subìto un’ulteriore accelerazione. Bisogna risalire al 1983 per trovare un aumento dei prezzi del carrello della spesa superiore a quelli di ora. Un’accelerazione dovuta soprattutto all’aumento dei beni alimentari. Ebbene, la corsa dei prezzi colpisce direttamente il potere d’acquisto delle famiglie e tende a ridurre il reddito reale dei lavoratori a stipendio fisso. E poiché secondo l’Istat il reddito medio delle famiglie abruzzesi supera di poco i 30mila euro, ciò comporta un calo della capacità di spesa di circa 2.700 euro. Non occorre molto per capire che ceto medio e percettori di redditi bassi siano le figure maggiormente colpite.
Se poi si considerano gli aumenti del gas (+75-80%) e all’elettricità (+59%), allora diventa ancor più comprensibile la prevedibile caduta dei consumi e, per questa via, del reddito prodotto.
IL NOSTRO FUTURO.
Alla luce degli andamenti descritti, ci si pone questi interrogativi: l’Abruzzo è in grado di affrontare questa difficile situazione? E quali potranno essere le sue prospettive?
Alla prima domanda la risposta non può che essere affermativa. L’Abruzzo ha già superato una prima tempesta perfetta, con la grande crisi finanziaria degli anni 2007-2008 che costò alla regione oltre il 6% del Pil, il 30% di export, una significativa perdita occupazionale e un rilevante incremento del tasso di disoccupazione. E poi come non considerare gli effetti del devastante terremoto del 2009.
L’Abruzzo è riuscito a superare tali imponenti prove grazie alla presenza di grandi imprese competitive, l’essere un’economia aperta agli scambi commerciali, la diffusione di sistemi locali del lavoro e di distretti industriali, il capitale sociale e il dinamismo imprenditoriale.
LA GIUSTA VIA.
Cosa bisogna fare per creare prospettive concrete? Non ci sono altre vie se non quella di aiutare aziende e famiglie in difficoltà: è la strada più facile per evitare i costi sociali dovuti alla mortalità delle imprese e alla crescita del tasso di povertà. L’obiettivo è far sopravvivere le aziende e tenerle in attività, mentre per le famiglie significa dar luogo a una rete di sicurezza per evitare il crollo di consumi e redditi. E poiché gli aiuti non possono essere concessi all’infinito bisogna aprire la stagione degli investimenti pubblici e privati. Il nostro futuro è profondamente legato alla quantità di investimenti che la Regione sarà in grado di fare. Non è più possibile che per grado di digitalizzazione, connettività e capitale umano, l’Abruzzo occupi posizioni di retroguardia. Il futuro va affrontato con la qualità e con una prospettiva diversa da bonus e sussidi.
(* economista)