A 84 anni finisce in ospedale e i badanti si prendono la casa

21 Giugno 2020

Dimessa e mandata in un ospizio a sue spese, l’anziana aveva denunciato la coppia che l’accudiva Dopo mesi scatta l’inchiesta: alloggio sequestrato e restituito all’anziana, denunciati i due pescaresi

PESCARA. È una storia che potrebbe avere i contorni di una sceneggiatura da film, anche se con risvolti molto amari. Una signora anziana e sola di 84 anni, costretta a vivere una serie di peripezie nonostante la sua età e soprattutto costretta a non poter far rientro nella sua abitazione che una coppia di badanti pescaresi le ha portato via con l’inganno.
Una storia che fortunatamente è giunta a buon fine, ma dopo molto tempo, e solo grazie all'intuizione e alla determinazione del sostituto procuratore di Pescara, Marina Tommolini, che ha riesumato una serie di denunce della donna rimaste lettera morta e ha ripreso le fila di questa incredibile storia, fino a ottenere dal gip un sequestro di quell’abitazione in un complesso Ater di edilizia popolare, dando incarico all’amministratore di sostegno di far rientrare la donna a casa sua. «Il mio unico sogno», aveva detto l’anziana signora ai carabinieri cui si era rivolta per sporgere denuncia contro la coppia usurpatrice, «è sempre quello di rientrare nella mia abitazione da sola, non aspetto altro. Al momento non sono in grado di amministrarmi o di poter organizzare la mia vita, mi ritrovo ospite di una struttura da me non scelta e dalla quale faccio fatica ad andare via, non riesco nemmeno a compiere i normali adempimenti per l’individuazione di una struttura a me adeguata». E il gip Nicola Colantonio, nel suo provvedimento, è stato molto chiaro affermando che «non ci sono dubbi in ordine alla sussistenza di un grave quadro indiziario circa la realizzazione del delitto di circonvenzione di incapace, da parte degli odierni indagati, i quali hanno ottenuto, circuendo la persona offesa e approfittando del suo stato di minorata capacità, la disponibilità di un alloggio popolare, pur non essendo legittimati, escludendo la legittima assegnataria».
Ricostruiamo la vicenda dall’inizio, e cioè dal 2017, da quando alla donna viene presentata da una sua nipote una signora, disposta a farle da badante. Quest’ultima si piazza in casa insieme al suo compagno e alla figlia. All’inizio, bene o male, l’anziana riceve le cure del caso, ma i problemi cominciano quando iniziano a mancare i soldi dal bancomat che la signora aveva dato alla coppia per fare gli acquisti per mandare avanti la casa e la sua persona. Viene fatta una denuncia per appropriazione indebita che non ha seguito. Poi, dopo alcuni mesi, la signora ha un infortunio, si sente male e la portano in ospedale. E da quel momento non riesce più a tornare nel proprio appartamento. Quando viene dimessa dall’ospedale infatti, con un inganno non viene riportata a casa, ma in una casa di riposo a Lanciano dalla quale, dopo tre giorni, va via rifugiandosi dal fratello ultraottantenne che non può tenerla. E quindi finisce in una casa di risposo di Città Sant'Angelo che le costa ogni mese tutta la pensione.
Ma nel frattempo la coppia di badanti attua la seconda parte della strategia: l’uomo si fa passare per il figlio della signora e chiede in Comune l’allargamento del nucleo familiare per restare dentro senza problemi.
Si arriva all’inchiesta della Tommolini che riprende le denunce del 2018 e avvia le sue indagini che portano, dopo la nomina di un amministratore di sostegno per la signora (l'avvocato Paola Damiani), alla richiesta di sequestro dell’abitazione che rischiava di esserle tolta. La signora viene sottoposta a perizia e dichiarata capace di intendere e di volere e finalmente, dopo la pausa del lockdown, il sequestro adesso è stato messo in esecuzione e la donna potrà tornare finalmente a casa sua. Casa che nel frattempo, anche con una raccolta di beneficienza, l'amministratore di sostegno ha fatto rimettere a posto perché in condizioni disastrose. Per i due “badanti” furbetti, I.M. e S.M., adesso c’è l’inchiesta per circonvenzione di incapace e una causa civile con la quale si chiede loro la restituzione di 24 mila euro.
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