A casa con quota 100 se lavorano tutti

Loy: «Se sale la percentuale degli occupati, si può ridurre l’età pensionabile»
PESCARA. Ma senza Ape o Rita, è possibile andare in pensione in anticipo? Ci sono speranze per non arrivare a 70 anni ancora inchiodati al posto di lavoro? Per esempio applicando la cosiddetta quota 100 (la somma tra età anagrafica ed anni di contributi)? Per Guglielmo Loy, presidente del Comitato di Indirizzo e Vigilanza di Inps, che ieri era a Genova per un incontro della Uil, il problema è che la forza lavoro è bassa rispetto alla massa dei pensionati.
«Il sistema può reggere una riduzione dell'età pensionabile», ha detto infatti Loy, «però c'è sempre il 58%, un numero magico che significa quante persone oggi lavorano in Italia. Persone che lavorano e che pagano i contributi. Se quel numero non sale qualsiasi intervento per ridurre l'età pensionabile deve essere molto ponderato altrimenti c'è il rischio che non si paghino le pensioni». La flessibilità però si può fare, ha aggiunto Loy «per alcune persone, per alcuni lavori gravosi o per chi ha un carico familiare insostenibile. A queste persone va consentita la possibilità di anticipare il pensionamento. Per dire che possono andare in pensione tutti a 62 o 63 anni, bisogna alzare il tasso di occupazione e avere più persone che lavorano. Sennò si rischia di caricare sulle tasse dei cittadini un costo, e non so se in questo momento il Paese possa reggere un ulteriore aumento della pressione fiscale». E comunque ha aggiunto Loy, se è vero che la legge Fornero è sbagliata «perché considera tutti i lavoratori uguali», è anche vero che non può essere abolita, ma modificata.
C’è infine il problema dei giovani che oggi «possono fare veramente poco per le loro pensioni». Per questo ha concluso Loy, «il sistema deve aiutarli conducendoli sulla strada principale che è quella del lavoro e della buona occupazione. Se l'occupazione è frammentata, temporanea a termine» ha detto, «lo Stato deve porsi il problema di coprire quei buchi. Ma devono farlo anche le imprese, nel senso che non possono abusare del lavoro debole per fare la loro attività. Noi sosteniamo che il lavoro a termine va pagato di più e quel di più deve andare a quella persona anche per coprirne la carriera previdenziale».

