«A Giulianova nel nome di Ian»

Peter Hook & The Light in concerto: suoneremo le canzoni dei miei Joy Division
di Giuliano Di Tanna
«Ian Curtis si emozionerebbe a vedere la risposta del pubblico, ogni volta che suoniamo i pezzi dei Joy Division». E’ impossibile non parlare di Ian Curtis, il cantante e leader dei Joy Division, conversando con Peter Hook (. nella foto), che di quella band è stato il bassista. La morte per suicidio, il 18 maggio 1980, di Curtis ha segnato la vita e la carriera di Hook e degli altri due membri della band di Manchester che, con due soli album, Unknown Pleasures (1979) e Closer (1980), ha segnato un’epoca. Hook, 60 anni, riproporrà integralmente quei due dischi, il 18 agosto (inizio alle ore 22, i biglietti sono disponibili in prevendita sui circuiti Ciaotickets al costo di 22 euro) a Giulianova, dove, in piazza Buozzi, si esibirà con la sua nuova band The Light, creata dopo che, nel 2011, i suoi ex compagni dei Joy Division, Bernard Sumner e Stephen Morris, hanno dato vita alla terza edizione dei New Order. Di Curtis, dei Joy Division, dei New Order (e di altro ancora), Peter Hook parla in questa intervista esclusiva al Centro.
Come spiega l’amore che dura da 37 anni per una band come i Joy Division che ha fatto in tempo a registrare solo due album?
Lo spiego con la musica che abbiamo prodotto in quei due anni. Anche in Italia i Joy Division sono molto amati. Ce ne accorgemmo la prima volta che ci venimmo a suonare come New Order, all’inizio degli anni Ottanta: il pubblico ci chiedeva solo canzoni dei Joy Division.
A Giulianova suonerete tutte le canzoni di quei due album: qual è il suo preferito?
Closer. Come gruppo eravamo maturati, quando lo incidemmo. Le canzoni su quel disco sono talmente belle e melanconiche. E’ un album commovente, che continua a emozionare il pubblico ancora adesso, dopo quasi 40 anni, quando lo suoniamo in concerto.
Parte del fascino è dovuto anche alla copertina con quella foto scattata nel cimitero di Staglieno a Genova.
Ci sono stato qualche mese fa, quando eravamo in tournée in Italia. L’albergo non era lontano da quel cimitero. E’ stato difficile rintracciare la tomba della foto ma, alla fine, ci sono riuscito.
Chi ebbe l’idea di quella copertina?
La foto la scattò Bernard Pierre Wolf. Il disegno della copertina lo fece Peter Saville. Fu lui che mostrò il progetto a Ian che se ne innamorò.
Come era il suo rapporto con Curtis?
Molto buono, come amico e come collega.
Formare i New Order fu un modo per sopravvivere alla sua morte.
Sì. Senza Ian non riuscivamo ad andare avanti come Joy Division. L’unico modo era di formare una nuova band e cambiare musica. All’inizio degli anni Ottanta, la tecnologia nella musica stava facendo passi da gigante. Noi la introducemmo nella band. Credo che i Joy Division sarebbero diventati come i New Order. Ma la verità non la sapremo mai.
Perché è rimasto fuori dalla nuova versione dei New Order?
Perché il signor Sumner e Stephen Morris mi hanno escluso. Nel 2007 decisi che ne avevo abbastanza della band perché ormai mancavamo di entusiasmo. Inoltre, mi imbarazzava imporre al nostro pubblico il signor Sumner. Il nome New Order apparteneva a una società di cui eravamo soci tutti e tre. Loro, adesso, sono riusciti a trasferire quel nome a un’altra società. Il risultato è che, per ogni canzone dei New Order che viene suonata, io prendo un penny, mentre gli altri ne intascano 99. Per questo li ho citati in tribunale.
Che musica ascolta oggi?
Un po’ di tutto: dai Sigma ai Disclosure. Ho una figlia di 18 anni che mi tiene aggiornato. Più invecchio e più ascolto la musica dei giovani.
Il suo disco da isola deserta qual è?
Chelsea Girl di Nico. per le canzoni bellissime e per la produzione di John Cale: un genio.
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