A Milano per curare la figlia un’imprenditrice le paga l’hotel

La testimonianza di un’insegnante in pensione: «Entrambe di Pescara, ci siamo conosciute nella hall Lei ha visto mia figlia sulla sedia a rotelle e solo dopo ho saputo che aveva saldato per noi mille euro»
PESCARA. «Non ci servivano i suoi soldi, perché per nostra figlia ne abbiamo spesi e ne spenderemo tanti ancora, ma il suo gesto sì, ci ha avvicinato molto la terra al cielo». La signora Anna Verna, insegnante in pensione, chiama il Centro per urlare a tutti la sua gratitudine verso l’imprenditrice pescarese che senza conoscerla neppure, ma avendo scambiato con lei solo due parole nella hall di un albergo, le ha pagato metà del soggiorno nell’hotel milanese dove la signora soggiornava da un mese e mezzo con marito e figlia, per consentire a quest’ultima le pesanti cure a cui era sottoposta in una struttura specializzata di Milano. «Ho saputo solo dopo che è un’imprenditrice molto affermata nel campo dei cosmetici, ma non vuole che si sappia il suo nome e io sono decisa a rispettarla. Però le voglio dire ancora una volta grazie, perché voglio mettere in risalto il gesto di una persona che ci ha fatto del bene senza neanche conoscerci». Si accende il tono della signora Anna, per tanti anni insegnante all’istituto Nostra Signora che il 21 luglio di tre anni fa, dopo una vita di lavoro e i figli sistemati, con il marito ha dovuto affrontare un dramma che ancora oggi si porta sulle spalle: la figlia Manuela, oggi 44enne, lavorava come infermiera professionale nella strock unit dell’ospedale civile quando un’emorragia cerebrale improvvisa le ha procurato danni che oggi la costringono su una sedia a rotelle, del tutto dipendente dalla mamma e dagli altri familiari che la assistono e la aiutano. «Siamo una famiglia normale», spiega la mamma di Manuela, «ce la facciamo da soli. Grazie all’aiuto degli altri figli abbiamo fatto di tutto per Manuela, solo in Austria abbiamo speso 30mila euro, e adesso ci riandremo. Ma quello che ha fatto questa donna per noi è impagabile, con il suo gesto ci ha fatto vivere delle emozioni intense, struggenti. Per noi è stato un angelo dal punto di vista psicologico».
Un angelo che si è materializzato una mattina di luglio in un albergo milanese in zona Expò. «Stavamo facendo colazione, e io imboccavo mia figlia. Ho sentito nel tavolo accanto al mio che dicevano che a Pescara pioveva, mi sono fatta avanti per dire che anche noi eravamo di Pescara e abbiamo iniziato a chiacchierare. La signora era con due segretarie e un ragazzo, ci ha chiesto perché stavamo in quell’albergo così costoso, le ho spiegato che i costi per un appartamento fatiscente a Milano erano quasi equivalenti, dicendo che il direttore ci era venuto incontro. Lei ci ha detto “ci penso io”, e quando mio marito ha provato a bloccarla temendo che avrebbe contrariato il direttore già fin troppo disponibile, lei lo ha azzittito “ci penso io”. Prima di andarsene ci ha pagato la metà del conto, mille euro che mi hanno lasciato senza parole. L’ho chiamata al telefono, mi ha ripetuto che non aveva fatto nulla. Poi però mi ha raccontato la sua storia con problemi intensi e ho capito che solo una persona che aveva sofferto poteva capire la nostra sofferenza».
«Ripeto», conclude Anna Verna, «mille, due o tremila euro non risolvono nulla rispetto a tutto quello che abbiamo speso e che spenderemo per nostra figlia, ma è una gratitudine immensa quella che provo per questa donna che ci ha perfino offerto il suo appartamento in quell’hotel ogni volta che dovremo tornare a Milano».
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