A Pescara c’è già un picco di iscritti

Nelle liste tanti giovani e over 55 che per la prima volta si rivolgono ai Cpi
PESCARA. Un picco di iscrizioni registrate al Centro per l’impiego di Pescara nell’ultimo mese con un netto allargamento della tipologia di utenti: non più soltanto chi perde il lavoro e necessita di accedere ai sussidi di disoccupazione, ma anche tantissimi giovani e over 55.
È l’effetto reddito di cittadinanza. Con l’avvicinarsi del giorno della presentazione delle domande per l’accesso al sussidio economico (dal 6 marzo), sono centinaia ogni giorno i cittadini che si mettono in fila nella struttura in via Passolanciano. La macchinetta tagliacode che distribuisce i ticket numerici è bollente e il viavai è continuo. Una fila così non si vedeva da anni. Da quando i centri per l’impiego sono stati depotenziati di personale e funzioni. Qualcuno arriva per chiedere agli impiegati notizie generali sulle modalità di accesso al reddito, ma tanti altri sono già informati e hanno capito che la presentazione dei moduli dovrà essere fatta attraverso il portale online dedicato al reddito di cittadinanza o attraverso i Centri di assistenza fiscale (Caf) e gli sportelli di Poste Italiane.
«I Centri per l’impiego entreranno in azione nella seconda fase successiva all’erogazione del bonus, quella della ricerca concreta del lavoro e dell’incrocio fra domanda e offerta, ma il vero problema è che siamo sotto organico e ad oggi non abbiamo alcuna notizia ufficiale sull’assunzione di nuove risorse», sottolinea Adelina Pietroleonardo, direttrice del Centro per l’impiego di Pescara, Penne e Scafa. Oggi nelle tre strutture gestite dalla Regione sono in servizio complessivamente 25 persone di cui 17 negli uffici di Pescara, 4 a Scafa e 4 a Penne. Oltre alle attività ordinarie si occupano anche del servizio Silus per l’inserimento lavorativo dell’utenza svantaggiata: dai 5.000 ai 5.500 disabili. «Con questi numeri», aggiunge Adelina Pietroleonardo, «non siamo in condizione di portare avanti le molteplici attività che determinano il mantenimento dell’assegno di cittadinanza. Riusciamo a malapena a stare a galla e a far fronte alle incombenze che ci impone la normativa attuale, figuriamoci se da soli potremmo riuscire a fare da tutor e seguire le tantissime persone che accederanno al reddito, rispettando le tempistiche previste dal decreto».
«A giudicare dalle nuove iscrizioni di questi giorni», prosegue la direttrice, «la platea potrebbe essere molto ampia. Abbiamo notato un aumento significativo e un ampliamento della fascia di utenza che prima non si era mai iscritta: tanti giovani ma anche persone meno giovani, come gli over 55». Nel decreto di approvazione del reddito di cittadinanza è specificato che in Italia saranno assunti attraverso le Regioni 4.000 operatori nei Centri per l’impiego. Le risorse ammontano a 120 milioni per il 2019, 160 per il 2020 e altri 160 per il 2021. Altri soldi, sempre da decreto, sono destinati al potenziamento di Anpal Servizi Spa per la stipula dei contratti di collaborazione e per la stabilizzazione di parte del personale già dipendente con contratto a tempo determinato: 200 milioni per il 2019, 250 per il 2020 e 50 per il 2021. Nei giorni scorsi l’allarme era stato lanciato anche dagli ex precari dei centri per l’impiego che hanno chiesto la riassunzione e la stabilizzazione, in ragione delle competenze maturate nelle attività di formazione, orientamento al lavoro, incrocio fra domanda e offerta, marketing e servizi amministrativi. (y.g.)

