A Pescara c’è carenza di sangue, l’Avis: «Venite a donare, si salvano vite»

6 Settembre 2026

Il direttore Lattuchella: «Serve per le trasfusioni, per i malati oncologici, l’ematologia e la chirurgia». Dal 1° gennaio al 31 agosto la Asl ha registrato 7.874 donazioni tra Fidas, Centro trasfusionale e Avis

PESCARA

«Non è esagerato dire che donare il sangue può salvare delle vite». A ribadirlo senza esitazioni è la dottoressa Maria Cino, endocrinologa che da più di 20 anni collabora con l’Avis di Pescara. L’associazione di raccolta sangue è tra le prime ad aver aperto in città, nel 1960, grazie all'avvocato Guido Alberto Scoponi, tra i membri fondatori. Da 6 anni la sede si trova in piazza Salvo D'Acquisto 19 ed è l'unico centro di raccolta sangue a totale gestione dell'associazione, pur sempre in sinergia con la Asl di Pescara e la dottoressa Anna Quaglietta a capo della Medicina trasfusionale.

«Il sangue non può ancora essere creato in laboratorio», dice la dottoressa Cino, «se non ci fossero i donatori avremmo seri problemi. Quest’estate abbiamo vissuto un periodo di emergenza, siamo stati carenti di diversi gruppi sanguigni con un calo considerevole delle donazioni».

Una flessione in negativo che non colpisce solo l’Avis ma tutti i centri di raccolta sangue di Pescara e, in generale, l’anno corrente: dal primo gennaio 2026 al 31 agosto, la Asl registra un totale di 7.874 donazioni ricevute tra Fidas, Centro trasfusionale e Avis, in tendenza decrescente rispetto al 2025.

«L'ospedale Santo Spirito ci contatta quando ha bisogno di sangue», spiega Vincenzo Lattuchella, direttore dell'Avis di Pescara, «e le carenze di scorte e donazioni di quest'estate rispetto al 2025 ha reso difficile il lavoro della dottoressa Quaglietta e del suo staff. Le richieste che arrivano sono molteplici: dalla trasfusione alle malattie oncologiche, dall’ematologia alla chirurgia, agli incidenti giornalieri. Purtroppo», sottolinea Lattuchella, «ogni estate si spengono i riflettori sulla donazione, un po’ a causa del caldo e un po’, sicuramente, a causa della mancata sensibilizzazione. Per questo gioverebbe essere maggiormente coinvolti dal Comune in progetti ed eventi per educare la cittadinanza. Il sangue donato non basta mai». Riprende la dottoressa Cino: «La sacca donata viene separata e utilizzata in tre modi, ottenendo i globuli rossi, il plasma e le piastrine. I globuli vengono utilizzati per gli interventi di cardiochirurgia, chirurgia addominale, parto cesareo o per trasfondere persone anemiche. Il plasma può essere dato sia ad uso clinico, durante gli interventi o per pazienti ustionati, o ad uso industriale: dando le sacche di sangue all’industria ce le restituisce sotto forma di farmaci, quali immunoglobuline, o crea vaccini, ad esempio quello per il tetano a cui ci si sottopone al pronto soccorso. Infine le piastrine sono utilizzate esclusivamente a uso clinico». Tornando dunque ai donatori, bisogna avere un’età tra i 18 e i 65 anni, gli uomini possono donare fino a 4 volte l’anno, una ogni tre mesi, mentre le donne fino a 2 volte l'anno, una ogni 6 mesi. Prima di cominciare il percorso sono previsti degli esami di idoneità: analisi del sangue, elettrocardiogramma e anamnesi generale. «Sono circa 20 anni che dono il sangue», racconta Andrea Bellonio, donatore storico Avis, «ho cominciato per il desiderio di dare, nel mio piccolo, un contributo alla collettività, e questo continua a spronarmi insieme al pensiero che il mio sangue può salvare la vita di qualcuno altro».