A Pescara come turiste ma costrette a prostituirsi

4 Agosto 2017

Arrestati 3 albanesi accusati di aver fatto arrivare in città le ragazze per sfruttarle La base era un appartamento dell’Ater occupato abusivamente in via Rigopiano

PESCARA. Arrivavano in Italia dall’Albania con il pretesto di una vacanza ma in realtà erano destinate a prostituirsi in strada, controllate dagli sfruttatori. Poi uno di loro è stato arrestato e il gruppo si è trovato in difficoltà, perché andavano sostenute le spese legali, per cui non si è perso un attimo di tempo e il gruppo si è rigenerato. Nel frattempo l’attenzione della polizia non si è mai abbassata, sono stati raccolti ulteriori elementi, e così nelle ultime ore si è arrivati all’arresto di tre persone, accusate a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.
L’operazione della squadra mobile non è altro che una prosecuzione, una costola, di un blitz scattato alla fine di aprile per l’esecuzione di 11 misure cautelari finalizzate a stroncare cinque gruppi di sfruttatori, autonomi tra loro, composti da romeni e albanesi, che all’epoca si occupavano di controllare la prostituzione in varie zone della città. Uno di quei nuclei non avrebbe mai smesso di lavorare anzi uno degli arrestati, l’albanese Endrit Gjella, che ieri ha compiuto 34 anni, si sarebbe subito attivato, dopo l’arresto del 29 aprile, chiedendo di telefonare a un familiare. In realtà avrebbe contattato un altro albanese, Dritan Taco, detto Tani, 23enne, per chiedergli di proseguire il suo lavoro, anche perché serviva denaro per affrontare la sua vicenda giudiziaria. E a fianco a Taco avrebbe agito la sua compagna di allora, Anxela Avdiraj, trent’anni, detta Angela, anche lei albanese. Sono loro i tre indagati raggiunti ieri dal provvedimento di arresto del giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo (il pm che ha coordinato le indagini è anche questa volta Gennaro Varone). E mentre Gjella si è visto notificare la misura in carcere, a Lanciano, Taco – rientrato qualche giorno fa dall’Albania - è stato acciuffato nella zona della stazione ferroviaria, e la donna è stata rintracciata a Maranello (Modena), dove lavorava come collaboratrice domestica.
Per gli uomini della Mobile che si sono occupati delle indagini il meccanismo seguito era quello dell’ingresso delle ragazze in Italia, da Bari. Il pretesto era quello dell’arrivo nel paese per motivi turistici, e gli sfruttatori si preoccupavano di mettere in piedi tutta la procedura, ma poi i fatti andavano diversamente perché le ragazze, a quanto pare consenzienti, finivano in strada. Alle giovani veniva anche assicurata ospitalità e la polizia ha scoperto, nel corso delle indagini, che le prostitute erano sistemate in un appartamento dell’Ater occupato abusivamente, in via Rigopiano, che poi è stato sottoposto a controllo e quindi a sequestro preventivo dalla Mobile. Ricostruendo l’attività dei tre gli investigatori, con il vice dirigente della Mobile Dante Cosentino e l’ispettore capo Costanzo Pastore, parlano del caso di un’albanese destinata alla prostituzione. Quando la ragazza, che diceva di essere diretta a Modena, è arrivata alla frontiera, a Bari, su di lei si sono concentrati molti sospetti per cui si è deciso di rispedirla a casa, senza farla fermare a Pescara dove avrebbe dovuto prostituirsi. Tra gli sfruttati anche un transessuale romeno, monitorato vicino alla stazione dalla polizia che ha tenuto d’occhio gli indagati sia attraverso servizi di osservazione che spiandone le telefonate. E proprio ascoltando una conversazione tra Taco e una indagata gli uomini della Mobile hanno scoperto che un cliente, non avendo contanti, ha pagato la prestazione sessuale con un assegno (da 200 euro) che l’albanese ha fatto intestare a Anxela Avdiraj. Le indagini proseguono, tenendo conto che ormai la mappa della prostituzione appare definita in città, con una spartizione tra romeni e albanesi, i quali non disdegnano la collaborazione degli italiani.
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