A Porto Cervo una strada intitolata a Umberto Cascella

Accolta la proposta del figlio del commerciante pescarese Nel 1967 fu il primo ad aprire un negozio nel borgo dei vip
PESCARA. Ci sono solo due strade, a Porto Cervo, intitolate a delle persone. Una porta il nome di Aga Khan, colui che negli anni Sessanta scoprì questo angolo di paradiso. E l’altra si chiama “vicolo Umberto Cascella”. Fino a settembre 2018 in quel vicolo, tra la Passeggiata e la piazzetta di Porto Cervo, c’era il negozio “Cascella”, aperto nel 1967 da Umberto Cascella, il commerciante pescarese morto a 84 anni il 2 marzo dell’anno scorso. Era un nome, una personalità, un negoziante sui generis per la sua capacità imprenditoriale innata e per un intuito geniale, nel campo della moda, che pochi possono vantare. Prova ne sia il fatto che Cascella, il primo in assoluto ad aprire un negozio a Porto Cervo, è diventato un punto di riferimento per principi, premi Nobel, premi Oscar, attrici, cantanti e calciatori, e chi più ne ha più ne metta.
«Dopo aver letto un articolo su Aga Khan, negli anni ’60, mio padre decise di andare a vedere la Costa Smeralda, di andare a curiosare», racconta oggi Danilo Cascella, uno dei figli di Umberto. «Ci fu un colpo di fulmine con quel posto, e lui fu il primo a credere in una attività a Porto Cervo. Chiese al principe di aprire un negozio e Aga Khan approvò». Nacque così il punto vendita di Cascella in vicolo di Mezzo: un negozio da élite, degno della capitale della Costa Smeralda.
Quel punto vendita ha chiuso i battenti a settembre, dopo la morte di Cascella, perché il figlio Danilo è «concentrato su altri progetti», vive a Roma e lavora a Milano, per cui non ci sarebbe stato «un futuro» per il negozio (con apertura stagionale) che ha raggiunto il suo apice con Umberto e con lui ha chiuso il suo ciclo vitale, oltre al fatto che «il mercato è cambiato molto». Ma Danilo Cascella non voleva che finisse tutto così, anzi aveva in animo di fare qualcosa per perpetuare il nome del padre, un negoziante fuori dal comune, uno scopritore di stilisti che faceva tendenza, creava moda e si è costruito da solo, con la moglie Fiorella al suo fianco, dopo aver iniziato a 18 anni, a Pescara, come venditore di tessuti di pregio, per poi aprire una serie di boutique (l’ultima in corso Umberto). «Avrei fatto di tutto», racconta, «per far intitolare una strada di Porto Cervo a mio padre, essendo stato il portabandiera» di questo borgo sul mare, «in tempi non sospetti». E aveva deciso anche gli step da seguire. «Volevo aspettare di chiudere il negozio», per attuare questo progetto, e così è accaduto. «Una volta cessata l’attività», i cui locali sono stati occupati subito dopo da Louis Vuitton, Cascella junior si è mosso per «scrivere la storia» e ha chiesto al consorzio Costa Smeralda (che gestisce l’area) di procedere all’intitolazione della strada al padre. «Hanno accettato subito e nel giro di pochi mesi l’iter è stato completato, tra gennaio e aprile. Ed è stata anche apposta la targa, l’11 giugno», da parte del consorzio. Probabilmente ci sarà una piccola cerimonia ad agosto, anche perché «è stato un evento storico». Con questo passaggio si lancia ai turisti «un messaggio che sa di tradizione: si attribuisce, cioè, un valore a quello che hanno fatto i pionieri». È come mettere nero su bianco che Cascella «ha costruito la storia» di Porto Cervo. E per il figlio (l’altro è Maurizio), la soddisfazione è immensa perché è riuscito ad «onorare» il padre che gli ha lasciato una eredità «di filosofia, di stile e di cultura» di cui va fiero. E Umberto, cosa direbbe? «Non ne avevamo parlato. Lui era un commerciante vecchio stile, concentrato sul futuro lavorativo. Ed era una persona umile. Ma sarebbe contento di questo riconoscimento».

