«A Rancitelli polizia sfratto degli abusivi e scuola per artigiani»

Le richieste del Movimento 5 stelle e di don Massimiliano per tentare il recupero del “ferro di cavallo” in via Tavo
PESCARA. Pulizia, ordine, manutenzione, riqualificazione. Parole sconosciute al “ferro di cavallo” di via Tavo, nel cuore di Rancitelli, dove ogni cosa è abbandonata a se stessa, dentro e fuori gli edifici dell’Ater. C’è sporcizia ovunque: nel porticato del complesso popolare, nella corte interna, negli androni e lungo le scalinate dei palazzi. Oltre a rifiuti e cartacce buttati in ogni angolo, da un carrello della spesa spuntano pezzi e pneumatici di ciclomotori prelevati chissà dove. E basta avventurarsi lungo le scalinate per notare che all’ingresso di molti appartamenti sono piazzate le telecamere, segno tangibile che in quelle case vogliono stare tranquilli e controllare ogni movimento, compresi quelli delle forze dell’ordine. Ma entrare non è difficile, anzi: non tutti i portoni sono al loro posto, alcuni sono stati rimossi e il via vai è continuo.
È questo lo spaccato che la delegazione del Movimento 5 Stelle si è trovato davanti ieri mattina nel corso di un sopralluogo con don Massimiliano De Luca, che tutti conoscono come don Max, già parroco di Fontanelle e ora alla guida della parrocchia degli Angeli Custodi. C’erano i parlamentari Primo Di Nicola e Daniela Torto, i consiglieri regionale e comunale Domenico Pettinari e Massimiliano Di Pillo, e Nello Raspa, che si è battuto per la riqualificazione di Fontanelle.
«Non gradiscono la nostra visita perché interrompiamo il business della droga», ha commentato Pettinari dopo aver messo piede al “ferro di cavallo”. È bastato fare pochi passi per vedere una serie di finestre che si aprivano, con tanti curiosi affacciati. «Loro vogliono la quiete ma noi vogliamo accendere i riflettori e lo facciamo venendo qui», ha proseguito Pettinari rilanciando la sua richiesta: «attivare nel piazzale del “ferro di cavallo” l’unità mobile di polizia 24 ore su 24. Cambierebbero tante cose».
Per il momento non ci sono segnali di miglioramento, in questa periferia da sempre degradata. «Sto qui da un anno e mezzo e c’è stata una recrudescenza dello spaccio, perché il prezzo della droga è sceso», ha fatto notare don Max. «Qui ci sono state tre morti per overdose, qui vengono ritrovate le armi. E le persone perbene vogliono solo andarsene perché in queste condizioni non si può progettare il futuro. In mezzo a chi vive nell’illegalità, compresi i rom, ci sono solo poche mosche bianche che hanno il desiderio di una vita normale». E qualcuno è riuscito a mettersi sulla retta via, «aprendo delle attività». Don Max ha lanciato la sua proposta alle associazioni di categoria perché sa che «non bisogna arrendersi». In questa zona, ha suggerito, «si dovrebbero attivare delle strutture per le nuove generazioni, come delle scuole per artigiani, e permettere a chi le frequenta di lavorare in una bottega propria». Dal parroco parte un appello al «coraggio» e alla «onestà» anche se è difficile credere di poter far breccia nel cuore di alcune famiglie.
«Bisogna cominciare con gli sfratti degli occupanti abusivi: sarebbe il primo passo concreto per ristabilire la legalità, dando un segnale alle persone per bene e rigenerando questa zona», ha detto il senatore Di Nicola annunciando «una interrogazione parlamentare». Vuole fare chiarezza sulla situazione delle case popolari di Villa del Fuoco e di via Rigopiano, «per vedere se chi ha competenza sta facendo il proprio dovere e sta rispettando la legge. Altrimenti, se ci sono delle omissioni, partiranno le denunce». Il riferimento è anche agli sfratti degli abusivi che consentirebbero «di far entrare persone perbene nelle case popolari. Prima la questione era oggetto di un tavolo, che ora andrebbe ricostituito. Ma la Regione deve destinare fondi a questa voce. E per ora siamo a zero euro», ha sottolineato Pettinari.
«Qui il Comune non c’è», ha polemizzato Di Pillo. «Sarebbe sufficiente rifare l’asfalto nel piazzale, che è una groviera, per lanciare un segnale. Si potrebbe intervenire anche attraverso le politiche sociali. Vanno attivati servizi, promosse iniziative in maniera continua. Il posto di polizia, poi, permetterebbe di raggiungere dei risultati, come è accaduto a Fontanelle, dove tutto è tornato come prima, purtroppo. È solo una questione di volontà, non di fondi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

