A “Storie” Anna Verna: un centro per malati gravi per tenere viva mia figlia

Una vita da insegnante, la malattia che ha ucciso Manuela e la solidarietà «Per sopravvivere mi impegno per gli altri. E adesso aspetto Mattarella»
«Fare tutto con amore». Sua figlia Manuela Verna, che faceva l’infermiera all’ospedale di Pescara, lo diceva sempre: una filosofia di vita che, adesso, è racchiusa nei pensieri di chi le voleva bene e anche su una targa appesa all’ingresso del centro regionale di risveglio dal coma all’ospedale di Popoli. Un reparto nato da zero e dedicato alla memoria di Manuela, scomparsa per una malattia all’età di 45 anni il 26 aprile del 2016 dopo un lungo calvario. «Inaridirmi nel dolore non avrebbe dato niente e invece quel dolore per la scomparsa di mia figlia è diventato vita per gli altri», dice Anna Verna, presidente dell’associazione Il Risveglio di Manuela che si è battuta per l’apertura di questo reparto. Dalla terra solcata dalle crepe sono nati dei fiori: Anna li ha coltivati per sopravvivere e dare un senso ai suoi giorni. A pochi giorni dalla festa della mamma, a “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro in onda stasera alle ore 21, un racconto di coraggio e solidarietà (regia Antonio D’Ottavio).
«Manuela lavorava, copriva anche i turni di notte dei colleghi, era attiva anche nelle sue passioni, andava in moto e a cavallo. E invece», racconta Anna, «alla fine di un turno di notte, è caduta: ho ricevuto la telefonata di mio figlio Luca e, in quel momento, non si può dire cosa abbiamo trovato io e mio marito. Nessuno dovrebbe saperlo. Quando siamo arrivati in ospedale, Manuela era già intubata: da allora, la nostra vita è stata stravolta ma la speranza di salvarla l’abbiamo sempre avuta». Da allora, dopo un anno di coma, i viaggi della speranza a Milano, Roma, Umbria, Marche, fino all’Austria. «Non siamo una famiglia ricca e per entrare in quell’ospedale, un’eccellenza, abbiamo fatto di tutto. E Manuela stava meglio: ci abbracciava. E per noi era un conforto. Abbiamo lottato con tutte le nostre forze per lei. Partivamo sempre alla ricerca di un miracolo ma quando sembrava che l’avessimo trovato è arrivata un’emorragia e Manuela è morta. All’inizio mi ero abbandonata a un dolore indicibile, ma poi», dice Anna, un passato da maestra all’Istituto Nostra Signora, «guardando ai miei figli Luca e Luciano, ai miei nipoti, a mio marito Ezio, mi sono detta: così distruggerò la mia famiglia. E allora ho voluto creare un centro di risveglio dal coma in Abruzzo per aiutare le famiglie che passano le stesse sofferenze che abbiamo patito noi». Anna Verna sapeva che sarebbe stato difficile: «Ma non ho mai pensato che fosse impossibile. Ho scritto anche una lettera al ministro della Salute Orazio Schillaci in cui gli ho raccontato la nostra storia e mi ha risposto che si era commosso e che sarebbe venuto per l’inaugurazione il 10 dicembre scorso e così è stato. In quel momento mi sono sentita in cielo con Manuela: come se vivesse con me. Non mi sono mai rassegnata e ho raggiunto il compimento della mia vita terrena. Quella targa all’ingresso mi mette tristezza ma anche tanta gioia perché per me è come vedere Manuela ancora al lavoro in ospedale: se facciamo ogni cosa con amore, non soltanto in ospedale ma nella vita, è tutto più semplice».
Anche se ha i capelli bianchi, Anna non vuole fermarsi e ha due sogni da inseguire: «Voglio creare un nucleo abitativo per le famiglie dei pazienti e il sindaco di Popoli mi ha promesso che ci concederà dei locali. E poi ho scritto una lettera al presidente Sergio Mattarella e mi ha assicurato che verrà». È possibile sostenere la onlus Il Risveglio di Manuela con il 5 per mille.

