A “Storie” l’anarchia di Alfredo Cospito tra utopia e polemica

28 Febbraio 2023

Puntata sul pescarese 55enne recluso al 41bis: da due mesi è al centro dello scontro politico. Nel ’91 i primi passi in città

PESCARA. Fino a due mesi fa lo conoscevano in pochi. Adesso, è lui il pescarese più noto in Italia. L’anarchico Alfredo Cospito, 55 anni, detenuto in regime di 41 bis come i mafiosi e i camorristi, è l’uomo al centro della polemica politica, uno scontro senza precedenti tra maggioranza di centrodestra e opposizione con il Pd e il M5S. Dal 20 ottobre scorso, Cospito è in sciopero della fame per protestare contro il carcere duro: ha perso 40 chili e ha rischiato di morire. È incentrata sul capo della Fai (Federazione anarchica informale) la puntata di “Storie”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda stasera alle ore 21 per la regia di Antonio D’Ottavio: in video i luoghi di Cospito con interviste a Licio Di Biase, direttore dell’Aurum, che parlerà delle prime azioni risalenti agli anni Novanta; a Pierluigi Ortolano, docente di linguistica dell’università d’Annunzio, che passerà in rassegna le parole chiave usate dagli anarchici come il «re è nudo» e «affilare le armi»; al giornalista del Centro Gianluca Lettieri sugli ultimi risvolti di cronaca.
MA CHI È? Cospito è considerato «ideologo», «elemento di spicco», «principale esponente» degli anarchici, è lui la mente della Fai, il sostenitore «del metodo esplosivo e dell’azione armata». Cospito ha passato metà della sua vita a Pescara: abitava in un palazzo della Marina nord con le finestre che guardavano verso il monumento della Madonnina.
«INFLUENCER» Per il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Cospito è un terrorista: in un intervento alla Camera che ha acceso le polemiche, il vice presidente del Copasir ha detto che Cospito è «un influencer della mafia per l’abolizione 41 bis». Altri lo dipingono in maniera diversa: in un appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio, attori, musicisti e personaggi dello spettacolo come Valerio Mastandrea, Jasmine Trinca e i 99 Posse, si sono schierati con Cospito: «La lotta di Alfredo ci chiama a ragionare sul senso di umanità e di utilità delle leggi del nostro Paese, sull’evidente dismisura tra reato e pena. Lo accusano di aver commesso una strage più grave di quella di Capaci e via D’Amelio. Lo accusano di un attentato che però non ha causato né morti né feriti».
CURRICULUM GIUDIZIARIO È lungo il suo curriculum giudiziario: Cospito è stato arrestato per l’attentato del 7 maggio 2012, a Genova, all’allora amministratore delegato dell’Ansaldo Roberto Adinolfi; poi un altro arresto nel 2016 in un’inchiesta su attentati e pacchi bomba ai politici: contestate 50 azioni terroristiche in 13 anni, compresi gli ordigni sotto casa di Romano Prodi (nel 2003 presidente della Commissione europea) e i pacchi esplosivi inviati agli ex sindaci di Bologna Sergio Cofferati e Torino Sergio Chiamparino; Cospito è accusato anche dell’attentato nel 2006 contro la Scuola carabinieri di Fossano (Cuneo).
LA PRIMA VOLTA Ma la sua prima azione riporta al 25 agosto 1991 quando decise di emergere dall’anonimato del movimento cittadino della sinistra e mettersi alla testa di un drappello di ragazzi con in testa un sogno o meglio un’utopia: occupare l’ex Aurum per farne un centro sociale autogestito. «Ci definiamo anarchici e siamo venuti a Pescara ad occupare l’ex Aurum per solidarizzare con gli altri movimenti di occupazione in atto nel resto d’Italia e d’Europa», queste le parole dei giovani, di Pescara, Roma, Bologna, Milano, Foggia, Napoli, Bari e Torino riportate dal Centro dell’epoca. Un sogno durato tre giorni: poi Cospito fu arrestato e lasciò la città per andare a Torino e diventare il capo indiscusso degli anarchici.