A tavola con 60 poveri: così vince la solidarietà

8 Gennaio 2019

Pranzo per i senzatetto allo stabilimento Tahiti di Di Benedetto e Trulli organizzato con la mensa di San Francesco: «Per noi è come tornare a casa»

PESCARA. «Per noi è come tornare a casa e trovare qualcuno che ti accoglie e ti vuole bene». Occhi azzurri e uno sguardo dolce, parla con il cuore Alessandro Bucci, 57 anni, una casa di famiglia a Cappelle sul Tavo, senza lavoro dal 1994 quando era commesso in un supermercato di Villanova, una pensione di 280 euro al mese per sopravvivere, da dieci anni ospite della mensa di San Francesco.
GLI INVISIBILI. Interpreta il pensiero dei compagni che vivono in strada e spiega «l'importanza di avere un pasto caldo quotidiano» alla mensa francescana. Ieri, Alessandro era al "banchetto degli invisibili" organizzato, per il terzo anno consecutivo, da Giampiero Di Benedetto, titolare dello stabilimento Tahiti, uno dei gioielli di famiglia dell'ex campione di automobilismo Jarno Trulli.
Un evento, che si è ripetuto anche quest'anno, nato da una idea del balneatore pescarese e accolta con entusiasmo da Renato Paesano e padre Bonaventura Febbo, fondatori, 32 anni fa, della mensa di San Francesco, che è situata nell'omonima piazza.
Un rito che si rinnoverà anche il prossimo anno, annuncia Di Benedetto, ma «non chiedetemi perché lo faccio. Mi fa piacere guardare la gioia negli occhi di queste persone che non hanno nulla: è un piacere e un dovere restituire agli altri un po' della nostra fortuna».
IL MENU. C'erano sessanta persone, tra senza fissa dimora e pensionati ultrasettantenni, all'ormai tradizionale pranzo sul mare, nel lido della riviera nord. Seduti al desco, i clochard hanno assaporato piatti ai frutti di mare, frittura di calamari e panettone.
Insieme a loro, gli storici volontari della mensa, Peppe, Paolo, Peppino, Agatino, Angelo, Maurizio, Isabella, Margherita, Olga, Giulia. Tra essi, Nino Crociata, ex direttore di Equitalia di Pescara e Chieti, che nell'età della pensione ha deciso di «cucinare per i poveri. Chi vuole fare del bene lo fa e basta, questa è la mia storia. Io mi sento meglio anche quando lavo le pignate».
STUDENTI IN PUNIZIONE. Gli scout Pescara 1 dello Spirito Santo, guidati da Giuseppe Lombardi, si occupano di servire a mensa due domeniche al mese insieme agli “studenti in punizione" delle scuole (in questo periodo dell'istituto Volta e prima ancora dell'alberghiero De Cecco) che scontano le sospensioni a scuola con le ore di volontariato nella casa dei poveri.
DOCENTE E CHEF. Giovanni Palumbo ha 80 anni, era un docente di matematica al liceo scientifico Galilei e oggi prepara «chili di polpette» per i senzatetto. Le storie dei volontari si intrecciano a quelle dei 70 ospiti quotidiani, 150 fino a cinque anni fa, poi l'utenza si è spalmata nelle altre strutture della carità sorte sul territorio.
«Le porte della mensa sono sempre spalancate», dice Paesano, «ognuno di loro viene assistito come fosse un familiare. Trovano conforto e sostegno, noi li aiutiamo anche con il disbrigo delle pratiche di pensione e invalidità. Vivendo sulla strada si adattano a quelle difficoltà ed è difficile riportarli a una vita normale».
VITA SENZA REGOLE. «Imparano ad amare la vita senza regole», spiega il direttore della mensa che sottolinea più volte i ringraziamenti «al Banco Alimentare e a tutti i donatori privati che ci aiutano a portare avanti la nostra attività».
E poi trovano cibo a volontà, da riportare a casa. Come fa Alessandro Bucci che nella bustona di plastica infila le derrate per Silvia, pescarese, la sua compagna di vita: «E quando io non posso», precisa l'uomo che vive nella casa che gli ha lasciato mamma Liana prima di morire, «è lei che pensa a me. E alla mensa posso mangiare il mio cibo preferito, le trofie al pesto».
NICOLA, 90 ANNI. Ognuno di loro ha un vissuto che fa fatica a rivelare. Nicola ha 90 anni e 4 mesi. Non vuole farsi fotografare e non vuole dire nulla di sè, ad eccezione del fatto che «mi hanno fatto tanto male» e che per questo vive sulla strada.
Leonardo ha 70 anni e un abbigliamento sbarazzino: «Devo scappare», fa in tempo a dire mentre infila la porta, «c'è una signora che mi aspetta». Lakraky è un giovane marocchino con la «protezione internazionale, ma non ne voglio parlare, sono fatti miei».
Il prossimo anno si replica. Ma intanto, prima di tornare a casa, Alessandro degusta il bicchiere di genziana che gli offre Di Benedetto. E i suoi occhi improvvisamente si inumidiscono.
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