A Trevi la nuova vita delle suore
Benedettine e clarisse fuggite dopo i crolli. Ora sono nel monastero di Santa Lucia
TREVI. San Benedetto e San Francesco si incontrano a Trevi in un lungo abbraccio di preghiera. Paura e speranza che da ieri, nel monastero di Santa Lucia, unisce le suore di clausura benedettine e clarisse di Norcia scampate al terremoto.
Quindici, costrette alla fuga dalla spaventosa scossa che domenica mattina ha distrutto la Valnerina e i loro monasteri di Sant’Antonio e Santa Pace. Le immagini con i volti segnati dalla disperazione e le loro corse affannate sorrette dai vigili del fuoco, hanno fatto il giro del mondo. Per le nove benedettine e le sei clarisse l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, ha trovato una sistemazione all’interno della diocesi, nel piccolo borgo di Trevi. Qui potranno ritrovare parte della serenità perduta e riprendere così le loro abitudini e le loro preghiere. Lo faranno insieme, facendosi forza le une alle altre seguendo le orme di Benedetto e Francesco nel segno della spiritualità e del servizio.
«Avranno momenti in comune e altri invece destinati ai riti e ai gesti degli Ordini da cui provengono. Di certo assicurano che ogni giorno pregheranno per la gente di Norcia e della Valnerina, imploreranno il Signore perché possa mettere fine a tutto questo dolore figlio della distruzione», raccontano dalla diocesi. A portare un po’ di conforto alle monache è andato ieri mattina proprio l’arcivescovo Boccardo. Il presule si è fermato con loro un paio di ore, promettendo il massimo impegno della diocesi di farle ritornare prima o poi nei loro monasteri di Norcia. Particolarmente provata è sembrata la più anziana delle benedettine. «In vita mia di terremoti ne ho sentiti tanti, ma mai violenti come questo», ha raccontato. Per poi cercare conforto nel vescovo.
Intanto nel pomeriggio le due badesse, assieme ad altre due suore dei rispettivi Ordini, hanno fatto ritorno a Norcia. Accompagnate dai vigili del fuoco sono rientrate nei monasteri squassati dal sisma per cercare di recuperare alcuni effetti personali. Domenica mattina erano state costrette a lasciare i proprio alloggi senza poter prendere nulla delle loro cose. Poi il ritorno a Trevi, con la speranza nel cuore di tornare presto lassù, dentro le mura della città, magari accanto a una rinata basilica oggi squarciata e suo malgrado simbolo della tragedia appena vissuta.

