A24-A25, arriva il verdetto Oggi si decide la gestione

25 Agosto 2022

Per la società di Toto è la partita più difficile: deve ribaltare il Consiglio di Stato La rivale che fa capo allo Stato ha un punto debole, svelato prima dell’udienza

PESCARA. È il giorno della verità per la società Strada dei Parchi che si è vista scippare dal Ministero delle Infrastrutture la gestione di A24 e A25. Oggi il Consiglio di Stato deciderà se restituire alla spa dell’imprenditore teatino Carlo Toto la concessione delle due autostrade che collegano l’Abruzzo a Roma oppure se lasciarla nelle mani dell’Anas che fa capo allo Stato. È una battaglia tra privato e pubblico quella che va in scena davanti a giudici amministrativi d’appello che, già un mese fa, si erano espressi in favore dell’Anas annullando e ribaltando due precedenti decisioni del Tar Lazio, organo di primo grado, che, al contrario, aveva deciso di dare ragione a Toto.
Ma quella prima ordinanza monocratica e urgente del Consiglio di Stato va confermata nel merito e da un organo collegiale. E non è assolutamente detto che Strada dei Parchi, visto il precedente sfavorevole, abbia oggi il destino già segnato. Anzi, la società abruzzese estromessa dal ministero delle Infrastrutture prima e dal Consiglio dei ministri poi, sulla base della legge approvata dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, potrebbe avere la strada in discesa grazie proprio all’Anas che, negli ultimi trenta giorni, ha fornito agli avvocati di Toto la migliore arma per contrattaccare. Arriviamo così al dunque anticipando la strategia di Sdp che di fatto potrebbe mettere i giudici amministrativi d’appello nelle condizioni di una scelta obbligata: quella di togliere la concessione all’Anas restituendola al privato che l’ha curata per oltre vent’anni. Ma andiamo con ordine in modo da avere un quadro chiaro che vada ben al di là della narrazione di un ping pong di decisioni e controdecisioni difficili anche da rimettere in ordine.
Partiamo da un punto fermo: l’ordinanza del Consiglio di Stato che un mese fa ha restituito all’Anas le due autostrade dopo che il Tar, a sua volta, le aveva ridate all’abruzzese Toto. Alla base di quella ordinanza monocratica e urgente c’era una motivazione allarmante per tutti gli automobilisti che percorrono A24 e A25. «Rischio immanente», scrisse il giudice, basandosi sul parere dell’Avvocatura dello Stato che, in poche parole, paventava il pericolo di crolli per scarsa manutenzione. Un parere, però, in evidente contraddizione sia con la perizia tecnica già depositata al tribunale dell’Aquila, nell’ambito di uno dei processi che vedono sott’accusa l’ex concessionaria, che esclude in modo assoluto questa inquietante possibilità, sia con le dichiarazione del ministro uscente alle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che intervenendo alla commemorazione del Morandi escluse un analogo pericolo per le nostre autostrade di montagna. Ma non è questo il punto centrale, così come non lo è la singolare tempistica del giudice che ha ridato A24 e A25 all’Anas con un’istruttoria lampo durata appena l’arco di una notte, quella trascorsa tra il deposito del ricorso contro Strada dei Parchi e la successiva decisione.
Il punto vero, il tallone d’Achille di Anas, è un altro. Ed è su questa particolare deduzione logica che farà perno stamattina la difesa di Toto. La sintetizziamo con due domande ai lettori: che cosa è accaduto sull’A24 e l’A25 negli ultimi trenta giorni, quelli trascorsi dall’ordinanza allarmante fino ad oggi? Qualcuno ha visto partire i lavori di messa in sicurezza da parte di Anas?.
No, questi lavori non sono ancora cominciati né sull’A24 né sull’A25 nonostante che, secondo l’ordinanza appunto, ci fosse il pericolo di crolli immanenti.
È proprio questo il punto debole dell’Anas su cui punteranno gli avvocati di Toto. Delle due l’una: o il pericolo non esiste e quindi non c’era alcun motivo per sfrattare Strada dei parchi accusandola, com’è avvenuto, di negligenza per i mancati lavori di messa in sicurezza, oppure il rischio c’è ma Anas, vista l’inerzia nell’ultimo mese, non è in grado almeno ora di subentrare al privato. Quindi, anche in questo caso, il giudice d’appello dovrebbe fare marcia indietro ribaltando la propria ordinanza. L’udienza di oggi diventa così il vero momento della verità per una vicenda che va avanti da troppo tempo con colpi di scena che si susseguono a ripetizione. Ed è una verità difficilmente confutabile visto che Strada dei Parchi avrebbe raccolto tutte le prove di un mese segnato dall’inerzia. E oggi le porterà in aula.