A24-A25, domani il verdetto più importante

Il Tar Lazio decide sul ricorso di Sdp contro Anas, ministero e governo. Perché è un caso nazionale
PESCARA. La partita più importante, quella decisiva sulla gestione delle autostrade A24 e A25, si giocherà domani davanti al giudice Roberto Politi, presidente di sezione del Tar Lazio. Ed è una partita che va persino al di là delle aspettative della società di Carlo Toto, Strada dei Parchi, alla quale il governo uscente ha tolto la concessione per consegnarla all’Anas. In gioco c’è un interesse molto più vasto che riguarda l’intero mondo dell’imprenditoria Italia. E non è una esagerazione.
L’esproprio subìto da Sdp infatti rappresenta un precedente capace di mandare ko centinaia di società private che operano per il pubblico. Per spiegarci meglio ricostruiamo il passaggio iniziale e principale della vicenda A24 e A25.
Tra maggio e giugno scorsi il direttore generale del ministero delle Infrastrutture e la mobilità sostenibile e poi lo stesso ministro firmano due decreti da considerarsi atti amministrativi, quindi impugnabili dal privato e annullabili dal Tar, che però il Governo ha poi blindato, trasformandoli in un decreto legge convertito in legge, sui cui può intervenire solo la Corte Costituzionale.
Un metodo del genere, che ha colpito per ora solo l’abruzzese Toto, fa temere l’intera imprenditoria impegnata nel pubblico. «Un atto amministrativo resta tale e non si trasforma in atto legislativo semplicemente perché lo dice il legislatore». È in sintesi il passaggio chiave del ricorso di Strada dei Parchi in cui si legge che con «l’espediente della legge-provvedimento, le vicende del rapporto concessorio e in particolare della sua cessazione, che ne costituisce la fase più delicata» sono state «sottratte, per profili rilevantissimi, alla giurisdizione comune», quella del tribunale amministrativo che però, se domani dovesse annullare nel merito quei due decreti iniziali (che peraltro aveva già sospeso prima che a metà estate il Consiglio di Stato ribaltasse la situazione riaffidando le due autostrade ad Anas), toglierebbe la pietra di volta che regge la norma contro Sdp. E Anas sarebbe sfrattata, con tanto di sospiro di sollievo dell’imprenditoria italiana. Ecco perché la partita è grande. Ma anche un motivo più locale, tra i tanti elencati nel ricorso, può sfilare quella pietra di volta. Come la buccia di banana rappresentata dal fatto che fino ad oggi Anas non ha cominciato i lavori urgenti di messa in sicurezza su cui si è basata la risoluzione della concessione. In due mesi, stando alle carte depositate, gli interventi necessari sono stati eseguiti non dalla società statale ma dal privato sfrattato dal governo e dal Mims. Il che di fatto dimostra che non c’era alcuna emergenza di mettere alla porta Sdp per tutelare l’incolumità degli utenti delle due autostrade. (l.c.)

