A24-A25, l’ora dei sindaci In cento vanno in Senato

11 Luglio 2022

Mercoledì l’incontro a Roma. E il governo blinda l’Anas: presentata la legge Ma Sdp parte con i ricorsi e lascia aperto il sito con la scritta “È un sopruso”

PESCARA. In quattro punti le novità dell’ultim’ora dopo lo sfratto della concessionaria Strada dei Parchi di Carlo Toto e l’ingresso di Anas, quindi dello Stato, nella gestione delle autostrade A24 e A25, che collegano l’Abruzzo a Roma, con un decreto del governo che rappresenta un atto d’imperio senza precedenti in Italia.
Neppure dopo il crollo del ponte Morandi a Genova ci fu risoluzione della convenzione per “grave inadempienza”. Ma ormai siamo già entrati nella tortuosa fase del dopo in cui si continuerà a parlare molto delle autostrade abruzzesi in termini più legali che di prospettive rosee. Ricorsi e controricorsi per indennizzi miliardari, e territori che tornano a chiedere sicurezza e pedaggi congrui su quei 370 chilometri di asfalto senza pace. Ci aspetta questo mentre Sdp sta passando le consegne ad Anas facendo buon viso a cattivo gioco, cioè senza battere ciglio. Ma è un’apparenza tradita dal fatto che il sito internet della società è rimasto in vita. E sulla home page spicca la frase: “È un sopruso”.
I SINDACI DELL’AUTOSTRADA. Mercoledì prossimo i sindaci torneranno a Roma per il primo incontro del “dopo-Toto”. Sono 115, sia dell’Abruzzo sia del Lazio. Ne dà notizia Gabriella di Girolamo, senatrice abruzzese dei 5 Stelle. «Ritengo doveroso che i parlamentari si confrontino ancora una volta con i sindaci. Per questo», spiega, «ho accolto immediatamente l’invito arrivato dai primi cittadini per mezzo della loro collega sindaca di Carsoli, Velia Nazzaro».
L’incontro avverrà sei giorni prima dell’audizione in Commissione Ambiente della Camera dei ministri Giovannini (Infrastrutture e Mobilità) e Franco (Economia e Finanze) che hanno sfrattato Sdp con un decreto interministeriale.
L’ATTO DOVUTO. Porta la firma degli stessi ministri e del premier, Mario Draghi, il disegno di legge presentato alla Camera e al Senato. È un atto dovuto, da calendarizzare e che non può essere impugnato al Tar trattandosi di una legge. Ma può essere emendato. E segnali in tal senso ci sono già.
LA MOSSA DEL CAVALLO. È naturale che Sdp e il suo dominus Toto non restino inattivi e che allo sfogo iniziale, un misto di rabbia e accuse, che ha portato l’ex concessionaria a definire un “sopruso” nonché un atto “estorsivo” la scelta del Governo, segua l’azione legale che, stando ai ben informati, muove proprio oggi il primo passo. Strada dei parchi, come Davide contro Golia, comincia a giocarsi la partita più difficile rivolgendosi al Tar e alla Corte Europea di Strasburgo e adottando una strategia da scacchista. La chiamano la mossa del cavallo, ed è l’unica praticabile per aprire una breccia nello scudo di un decreto legge che presto diventerà norma dello Stato. Sulla scacchiera, il cavallo, non si muove con una traiettoria dritta, ma fa una “L”.
Strada dei parchi quindi può impugnare al Tar l’atto che ha preceduto e su cui si basa il decreto legge ma non per far crollare quest’ultimo. L’effetto ricercato è un altro: appunto è una “L”. L’atto su cui prendere la mira sarebbe il decreto del direttore generale del Mims, Felice Morisco, che ha dato il la a tutto il resto. E su cui i giudici del Tar potrebbero sollevare una questione di legittimità costituzionale, sospendendo il giudizio per rimetterlo nelle mani della Consulta: l’organo supremo che ha il potere di cancellare la legge su A24 e A25. È già accaduto per il crollo del Morandi, ma in quel caso ha vinto lo Stato.