A24/A25, ultimatum al ministro Toninelli

18 Ottobre 2018

Diffida di Strada dei Parchi: «I 192 milioni vanno sbloccati entro cinque giorni oppure ci rivolgeremo alla Procura» 

PESCARA. All’allarmismo del ministro Toninelli la risposta arriva attraverso le carte bollate. Un vero e proprio ultimatum viene lanciato da Strada dei Parchi, gestore della rete autostradale A24 e A25, al responsabile del dicastero dei Trasporti e Lavori Pubblici: «Abbiamo inviato al ministero Infrastrutture e Trasporti una diffida per lo sblocco dei 192 milioni per la messa in sicurezza dei viadotti, fondi inseriti nel decreto Genova». Si chiede di «voler adottare senza ulteriore indugio, e comunque entro e non oltre 5 giorni, ogni atto autorizzativo teso a consentire l'avvio di lavori urgenti o comunque ritenuti necessari, con ogni conseguente assunzione di responsabilità in caso di ulteriori ritardi e/o espresso diniego». Ciò significa che i tecnici del Ministero dovranno affrettarsi per evitare che tutto finisca in mano alla procura della Repubblica. È la risposta alle dichiarazioni allarmistiche di Danilo Toninelli che davanti all’Ance ha parlato di viadotti in condizioni degradate e non sicuri. Intorno a questa frase, pronunciata da un ministro della Repubblica, si è scatenata una raffica di reazioni da parte di sindaci, parlamentari, semplici cittadini con una domanda: ma se l’autostrada non è sicura perché il ministro non la chiude? E se invece così non fosse perché queste dichiarazioni allarmistiche?
LA REGIONE IN CAMPO. Il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, rilancia: «Confermo la piena disponibilità della Regione a sedersi ad un tavolo e a fare fino in fondo la propria parte, anche al di là delle competenze che evidentemente non ci appartengono, ma di fronte alla dimensione del problema faremo tutto quanto in nostro potere per una leale collaborazione tra istituzioni. La Regione ha messo a disposizione una proposta ragionevole nella quale, sommando i 58 milioni già trasferiti al gestore ai 111 milioni di canone non riscosso dallo Stato, aggiunge 80 milioni delle Regioni Lazio e Abruzzo, per i quali abbiamo già indicato le opere che siamo disposti a far slittare nei prossimi anni, opere finanziate dal Fsc del Ministero delle Infrastrutture». Secondo Lolli «l'urgenza della situazione e la nostra disponibilità non autorizzano alcuno a fare colpi di mano sulle risorse dell'Abruzzo, che servono a far partire altre opere urgenti e importanti. Abbiamo ampiamente dimostrato che un colpo di mano non avrebbe alcuna motivazione ragionevole, anzi apparirebbe strumentale. Resto a disposizione fin dalla riunione di venerdì prossimo, convocata a Roma per discutere dell'avanzamento del Fsc, per approfondire insieme la soluzione da noi proposta».
L’INVETTIVA DI DELRIO. «Il ministro Toninelli dovrebbe sapere», sottolinea il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, che è stato ministro dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, «che il piano antisismico e di messa in sicurezza per la A24 esiste, è stato predisposto dal nostro governo, validato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e concordato con l'Unione europea perché non rientrasse negli aiuti di Stato. Basterebbe che parlasse con i suoi uffici. Dovrebbe sapere anche che il piano è finanziato per oltre un miliardo con il Fondo investimenti del 2018. Si concentri dunque ad applicare il piano e si attivi per usare le risorse del Fondo bloccate da mesi a palazzo Chigi».
CHI DECIDE SULLA CHIUSURA? «Lo Stato, a causa della vecchia politica dei cosiddetti esperti, non ha il potere di chiudere alcuna infrastruttura autostradale», dichiara Toninelli. «Se il Ministro ha elementi per mettere in dubbio i nostri report che garantiscono la sicurezza dell'autostrada, ha tutto il diritto e il potere per ordinare a Strada Parchi provvedimenti o la chiusura: noi eseguiremo», la replica del gestore che ricorda il codice della strada da cui emerge che «il ministro può dare direttive al prefetto qualora ritenesse che le autostrade siano da chiudere».
I FERRI SCOPERTI. Gabriele Nati, direttore tecnico di Strada dei Parchi fa chiarezza sui ferri che sono ben visibili sulle pareti dei piloni e pieni di ruggine. «Ormai si stanno raccontando fesserie», spiega, «suffragate da nessun aspetto concreto e reale. Ci sono piloni con 2 mila centimetri quadri di acciaio, e si sta ragionando su 10, 20 centimetri di acciaio in meno. E le nostre verifiche sulla sicurezza di esercizio le abbiamo fatte aumentando i valori di rischio, togliendo anche 60 centimetri quadri di acciaio», ha aggiunto in riferimento ai timori sullo stato conservativo dei pilastri durante un sopralluogo al cantiere del casello di Bussi dove è in corso l'adeguamento sismico dei piloni.
RICHIESTA DI CHIAREZZA. Il sindaco di Prezza, Marianna Scoccia, sollecita una risposta chiara dal governo. «Dopo aver letto un articolo pubblicato sul Centro», è la sua richiesta, «che parlava di viadotti sicuri e citava un documento del ministero dei Trasporti che riporta l'esito di un monitoraggio su tutti i piloni dell'autostrada, eseguito da una società specializzata, commissionato da Strada dei Parchi e consegnato al ministero che non ne ha contestato i contenuti, garantendo in realtà la tenuta degli stessi e dopo aver ascoltato l’allarme del ministro Toninelli sulla stabilità dei viadotti, non possiamo che rilevare il generarsi di un profondo clima di incertezza. I nostri cittadini sono confusi. Il governo faccia a chiarezza. Lo chiedo da sindaco: diteci cosa sta succedendo».
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