Abbattimento Ferro di cavallo: 70 famiglie a rischio sgombero

Dopo l’omicidio, Masci scrive a Marsilio e Sospiri: chiesti i fondi per la demolizione degli stabili di via Tavo Pettinari: «Buttare giù significa solo spostare gli abusivi altrove». Di Pietrantonio: «Occorrono servizi»
PESCARA. Almeno 70 famiglie rischierebbero di essere trasferite altrove, se passasse la linea del Comune che chiede l'abbattimento dei tre stabili del Ferro di cavallo, degradato borgo di via Tavo, teatro dell’omicidio di Marco Cervoni a Capodanno. Sono questi, secondo i dati Ater, l’ente presieduto da Mario Lattanzio, gli assegnatari che pagano regolarmente i tributi all'Ater e che vivono nel complesso edilizio composto da 120 alloggi: alcuni vuoti, altri in fase di sgombero da parte dell'amministrazione comunale. Dopo il primo annuncio di demolizione nell'immediatezza del delitto del 1° gennaio, il sindaco Carlo Masci è passato dalle parole ai fatti. E il 2 gennaio ha inviato una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio e al presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri per richiedere fondi da utilizzare per l'abbattimento dei fabbricati.
Nella missiva, il sindaco spiega che l'obiettivo dell'amministrazione è quello di «contrastare il degrado urbano e ambientale e garantire una maggiore sicurezza». E dunque, «anche alla luce dei recenti episodi di cronaca caratterizzati da condotte delittuose che hanno destato nella popolazione allarme sociale», riveste «particolare importanza la riqualificazione del quartiere Rancitelli» attraverso un intervento di recupero urbano e sociale che «dovrà necessariamente passare attraverso la demolizione dell'immobile Ferro di cavallo simbolo di incuria, degrado e illegalità del quartiere». La richiesta del Comune alla Regione è quella di accelerare i tempi di erogazione dei fondi per addivenire a una «soluzione definitiva dell'annoso problema».
Non è dello stesso parere, il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, secondo il quale demolire («seppure l’abbattimento sia stata una delle tante proposte del M5S alle elezioni comunali») significa solo spostare il problema da un'altra parte.
Scrive, il pentastellato, senza andare troppo per il sottile, che «abbattere senza contenere il fenomeno con una militarizzazione dell'area dove insistono i criminali, significa spostare il problema da un’altra parte. Neppure troppo lontano: nelle vicine via Lago di Capestrano, via Lago di Borgiano, dove vi sono decine e decine di alloggi popolari vuoti e abbandonati». Ma «anche a Fontanelle, San Donato, via Aldo Moro, a Borgo Marino, a Zanni dove vi sono anche alloggi non assegnati, pronti per essere abusivamente occupati». Secondo Pettinari, i «criminali sfonderanno quelle porte e quei muri e prenderanno possesso di un altro fazzoletto di periferia dove già insiste droga, degrado ed emergenza ambientale». E sulla decisione di Comune e Ater di buttare giù anche i casermoni di via Rigopiano e via Lago di Borgiano, il consigliere conclude: «Non basta, se non si adottano le misure repressive», anche «spogliando i delinquenti di Rolex e macchine di lusso. I signori delle sanatorie degli occupanti senza titolo pensassero, invece, a dotare le periferie di servizi utili».
Servizi come gli sportelli amministrativi, è la proposta del segretario Pd Moreno Di Pietrantonio, secondo il quale occorre una «profonda bonifica da parte delle forze dell’ordine, come già avviene». D’accordo «col questore quando dice che non basta solo la repressione o la prevenzione, è necessaria la riqualificazione, lo sgombero e la creazione di servizi assistenziali, l’insediamento della sede della regione Abruzzo e l’attivazione della città della musica. Il solo abbattimento del Ferro di cavallo non risolve il problema». Sulla questione interviene anche il consigliere comunale Pd Piero Giampietro per il quale «l’unica risposta è il rafforzamento dell’organico della polizia del tutto insufficiente per questa città. Governano Comune, Provincia e Regione, ma non sono capaci di dare risposte sulla sicurezza».

