«Abbiamo dovuto correre per recuperare il tempo perduto»
PESCARA. Cristina Gerardis è direttore generale della Regione Abruzzo. Da giorni duella con l’opposizione sulla tempistica dei bandi europei. Dottoressa Gerardis, il centrodestra sottolinea i vostri...
PESCARA. Cristina Gerardis è direttore generale della Regione Abruzzo. Da giorni duella con l’opposizione sulla tempistica dei bandi europei.
Dottoressa Gerardis, il centrodestra sottolinea i vostri ritardi nell’emanazione dei bandi. Lei ha sempre rovesciato le accuse sottolineando i ritardi ereditati della precedente gestione. Come stanno le cose?
«La Regione aveva avuto un blocco dei finanziamenti della programmazione 2007-2013. L’Europa non aveva accettato certe scelte relative al Fondo sociale europeo».
C’erano stati anche problemi di rendicontazione.
«Lì la ragione è stata di natura organizzativa. I fondi europei funzionano così: tu spendi, ma poi devi rendicontare all'Unione. Questa fase è importantissima e il rigore è massimo. Se non rendiconti bene, ed entro determinati termini, perdi i fondi. Il rischio che abbiamo corso con quei livelli di ritardo è stato di avere una ricaduta sul bilancio regionale di soldi che ci doveva Bruxelles. Di conseguenza abbiamo dovuto impiegare risorse umane importanti dei nostri dipartimenti per chiudere la vecchia programmazione».
Nasce così il ritardo rispetto nell’avvio della nuova?
«No, non accettiamo accuse di ritardo. Se su 100 impiegati devo metterne 50 per sistemare il passato... Con tutto ciò siamo riusciti a programmare in questo anno e mezzo tutta la gestione a venire, con una puntualità e soprattutto con la compartecipazione convinta delle parti sociali e del mondo delle imprese».
L’altro corno del problema rispetto all’utilizzo e all’efficacia dei fondi Ue è l’affidabilità delle imprese, che oggi sono chiamate a cofinanziare quasi tutti i progetti.
«Il tema del cofinanziamento è primario. In passato i fondi Ue venivano dati prevalentemente a fondo perduto e senza richiedere alcuna partecipazione e responsabilizzazione da parte dei beneficiari. Oggi si tende a richiedere una pur minima compartecipazione, per scoraggiare iniziative avventuriere. Questa della compartecipazione può essere astrattamente un limite per le imprese, ma nei fatti responsabilizza e porta un beneficio: il fatto di dare dei soldi, anche non tantissimi, a una persona che non ha euro in tasca e dopo un anno chiude pieno di debiti, sottrae risorse al territorio. Il tema riguarda anche le start up. Lì si tratta di evitare di finanziare chi non è in grado di camminare sulle sue gambe. Per questo nell’istruttoria viene richiesta una minima compartecipazione, cosa che garantisce un futuro a questa programmazione».
Monitorate i progetti?
«Lo strumento del monitoraggio è centrale, perché quando cominci a dare i soldi, devi sapere cosa succede. Ci sono Regioni che magari sono più avanti di noi sui bandi, ma hanno problemi di monitoraggio. Noi, rispondendo anche alle interlocuzioni avute con l’Europa, che costantemente sottolinea l’importanza del monitoraggio, siamo intervenuti con implementazioni tecniche importanti, in particolare con lo strumento informatico».
Le imprese sono tecnicamente preparate a rispondere ai bandi?
«In questo caso la comunicazione è un obiettivo primario. Per esempio abbiamo deciso di scrivere bandi tipo, seguendo il principio della massima ed estrema chiarezza (un esempio è il bando Over elaborato da più persone per far sì che quello che si legge sia molto chiaro). Poi abbiamo incrementato la comunicazione via web. E’ strano dirlo, ma fino al 2014 non esisteva in Regione un ufficio Urp (relazioni con il pubblico, ndr.). Abbiamo così aperto un web Urp collegato al sito Abruzzo Regione con un livello di risposta molto rapido». (a.d.f.)

