«Abbiamo paura: di notte le case scricchiolano»

Via Lago di Borgiano, 28 famiglie chiedono verifiche nella palazzina popolare Per l’Ater nessun pericolo, M5s chiede controlli accurati e interpella la Regione
PESCARA. Batte con il pugno sui muri, poi con le nocche, a mano aperta. L’orecchio accostato alla parete, a sentire meglio i suoni: vuoto, pieno, sordo. L’operazione è seguita con lo sguardo interrogativo da mamme con bimbetti in braccio, anziani, ragazzi. Tutti aspettano un responso dal numero 1 dell’Ater che ieri mattina è tornato in via Lago di Borgiano, tra gli inquilini delle case popolari dove le ultime potenti scosse del terremoto hanno lasciato il segno, tra crepe lunghe, fessure profonde, pavimenti rialzati, intonaco in polvere, cornicioni caduti.
Virgino Basile, amministratore unico dell’Azienda residenziale di edilizia territoriale è accompagnato come sempre dall’ingegner Morelli e dal tecnico Pisani, ma il loro è un sopralluogo quasi ufficioso, che segue quello dei vigili del fuoco ed altri ancora, «visivo e senza strumentazioni» che non evidenzia pericoli imminenti o necessità di sgomberi. Ma la gente che abita in questi palazzoni sorti a metà degli anni Settanta ha molta paura, in tanti dormono in macchina sotto casa, e chi è costretto da figli piccoli o anziani intrasportabili a restare negli appartamenti non dorme più, assicura, e di notte sente «scricchiolare tutto».
A lanciare l’Sos il civico 14 della strada che taglia il quartiere Rancitelli, dove vivono 28 famiglie, 130 persone, moltissimi bambini. Dall’esterno è ben evidente uno spacco nel muro in corrispondenza del secondo piano che svela i foratini usati per la costruzione tenuti insieme da un cemento sfarinato. È solo il primo. Poco più in là, tra un balcone e una grondaia sono venuti giù larghi pezzi di intonaco, una fessura in verticale arriva dalle colonne che reggono il porticato su cui poggia l’edificio fino all’ultimo piano. I calcinacci sono accostati al muro e questo fianco dell’edificio è stato transennato dai vigili del fuoco con nastro bianco e rosso e i ragazzini sono liberi di passarci sotto o saltarli. Quasi un nuovo gioco. Che si ripete davanti al civico 18: crolli, travi storte, fessure di un centimetro, calcinacci: tutto transennato. Da queste parti la paura non basta a far aprire le porte degli appartamenti a chi controlla o verifica eventuali lesioni da sisma. «Ci sono gli abusivi e i morosi che preferiscono non farsi vedere», avverte Domenico Pettinari, consigliere regionale del Movimento 5 stelle che ha acceso i riflettori sui crolli nel quartiere con una conferenza stampa insieme agli inquilini. Quelli che «l’affitto lo pagano sempre, che non spacciano e non rubano e non occupano la proprietà altrui», ci tiene a sottolineare una signora gentile e preoccupata.
Antonella Mancinelli la porta la apre eccome: è suo l’appartamento in corrispondenza delle ferite più evidenti del caseggiato. «È una casa grande, siamo in 3, c’è mia madre con l’Alzheimer», ci tiene a spiegare, «dal 1997 abbiamo chiesto di trasferirci in uno più piccolo, abbiamo 11 punti. Ma non ci ascolta nessuno», osserva mentre fa da Cicerone tra fessurazioni nello stanzino e sopra ogni porta, calcinacci caduti, uno squarcio sul balcone con i soliti foratini in bella vista. Apre anche un’altra inquilina e l’alloggio, al corredo di crepe e squarci aggiunge il rigonfiamento del pavimento che impedisce a una porta di aprirsi («e scappare se c’è un’altra scossa» fa notare l’inquilina). L’appartamento di fronte sullo stesso pianerottolo è intatto: «Abbiamo ristrutturato da soli», racconta la coppia che lo abita, «sotto l’intonaco c’erano buchi enormi pieni di carta di giornale e un cemento che pareva sabbia».
«Non ci sono danni alle strutture portanti», assicura Morelli. «Siamo venuti più volte per monitorare le case», ricorda Basile, «qui c’era bisogno di manutenzione già prima del sisma, dobbiamo valutare se fare indagini con strumentazioni che potrebbero compromettere la stabilità degli edifici», fa notare. «Aldilà di indagini visive tecniche su pilastri e tamponature non possiamo andare. In base a quelle riteniamo che non ci siano pericoli». Ma di notte si sentono scricchiolii, ripetono gli inquilini. «Per intervenire sul patrimonio Ater – che l’Azienda non ha interesse a impoverire, anzi – su tutto il territorio provinciale occorrerebbero 50 milioni», dice Basile. «Stiamo allestendo un fascicolo che è un curriculum di ogni casa popolare. Avremo un quadro chiarissimo a breve, informatizzato». Sì ma intanto, con le scosse che continuano?
«Le catastrofi, dove possibile, vanno evitate prima che accadano», osserva Pettinari. « Abbiamo presentato una legge per il rinnovamento delle Ater, abbiamo chiesto più volte che la Regione stanzi fondi adeguati per il risanamento delle case, da Fontanelle a Rancitelli, fino a tutte le periferie pescaresi. Qui la situazione è critica», afferma, «soprattutto se si pensa che le rassicurazioni ad oggi sono state fatte solo a parole. Manca infatti un’analisi approfondita poiché, a sentire l’amministratore unico Ater, la Regione non avrebbe le strumentazioni necessarie per fare una verifica diversa da quella visiva. Chiediamo che la Regione intervenga immediatamente, con le proprie forze o con quelle esterne, per avere una certificazione scritta ed effettuata con i giusti rilievi tecnici sulla staticità degli immobili».
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