Abruzzo a rischio per Omicron 5 Come riconoscerlo e difendersi

Il primario Grimaldi: è più aggressivo delle altre varianti, questa sarà un’estate senza tregua
Sarà un'estate difficile, con i contagi da Covid che tenderanno a rialzarsi. Colpa dell'avanzare di Omicron 5, la nuova variante, più aggressiva delle precedenti, che ha impresso un'accelerata al virus. I sintomi non si discostano molto da quelli osservati finora, astenia, mal di gola e febbre, ma a preoccupare è la virulenza che fa ammalare in modo più grave.
Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, in prima linea nella lotta al Covid, ci risponde da Londra, dove si trova per un congresso medico. La sua analisi lascia presagire che, in autunno, la situazione peggiorerà. «Serve un nuovo vaccino, aggiornato rispetto all'ultima variante», dice, «non bisogna abbassare la guardia. Subito la quarta dose per anziani e immunodepressi».
Professor Grimaldi, come riconoscere i sintomi di BA5, una delle sottovarianti di Omicron?
«Forte raffreddore e forte mal di gola, meno frequenti nelle infezioni causate dalle precedenti sottovarianti, che ora compaiono quasi sempre. Il virus sembra colpire preferibilmente le alte vie respiratorie senza scendere nei polmoni, mentre la febbre può essere elevata e accompagnata da dolori muscolari e alle articolazioni, come nell’influenza.
I sintomi sono leggermente più pesanti rispetto alle altre varianti del virus, ma ancora non siamo in possesso di dati precisi. Bisogna valutare caso per caso, in quanto i test per la tipizzazione del virus delle sub-varianti hanno un significato relativo e forniscono dati parziali. Sappiamo, però, che Omicron 5 è più contagiosa delle altre e provoca marcata astenia, febbre, mal di gola, con interessamento delle vie respiratori superiori. Anche se, nei soggetti più fragili, si possono verificare segni più pesanti. È sempre presente un' estrema debolezza, che richiede molto riposo. L’inappetenza è una delle conseguenze del quadro clinico che si va a determinare, mentre la febbre può arrivare oltre i 38 gradi e durare anche 4-5 giorni, in modo persistente, senza una diminuzione evidente della temperatura».
È vero che Omicron 5 fa ammalare in modo più grave anche i vaccinati?
«Senza dubbio è una forma più aggressiva. Le altre varianti erano più contagiose, ma non con un più alto livello di aggressività, che invece si riscontra adesso. Omicron 5 è stata dichiarata variante di preoccupazione dall’Agenzia europea per il controllo delle malattie infettive, sulla base della rapida diffusione, della capacità di aggirare la difesa degli anticorpi e nel dare malattia grave. Man mano che ci allontaniamo dal virus originale, c'è il rischio che i vaccini siano meno efficaci e che il virus attacchi il paziente in modo più aggressivo. Un dato che mi porta a dire, con chiarezza, che a due anni e mezzo dall'esplosione della pandemia abbiamo bisogno di un nuovo vaccino. Attualmente produciamo la proteina Spike, simile a quella del virus originario che, nel frattempo, ha avuto molte mutazioni. Per questo, c'è la necessità di aggiornare il vaccino e tararlo sulle nuove varianti». Quanto tempo passerà perché ciò avvenga?
«Sarebbe auspicabile che già da inizio autunno i nuovi vaccini siano pronti. Le case farmaceutiche stanno lavorando, ma serve l'autorizzazione dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, per l'immissione in commercio».
Come vede il momento attuale, quanto a contagi e diffusione del virus?
«I contagi sono in rapido aumento. La situazione è ancora gestibile perché i casi vengono, per lo più, gestiti a casa, senza ospedalizzazione e fino a quando non si riempiranno i reparti andrà ancora bene. Le ultime due varianti hanno superato, come tasso di contagiosità, perfino il morbillo, anche se fanno meno vittime. Dobbiamo puntare a vaccinare i fragili e gli anziani con la quarta dose, da subito, senza aspettare l'autunno. Rispetto agli anni passati l'epidemia sta ripartendo con numeri importanti, nonostante siamo in estate quando, solitamente, la curva del contagio, subiva una flessione per tornare ad aumentare solo dopo ferragosto. Quest'anno la tregua di giugno e luglio non ci sarà».
Quindi, come organizzarsi per gestire chi si ammala?
«I pazienti meno gravi vanno sempre gestiti sul territorio, ospedalizzando solo i malati che presentano sintomi più gravi, come la polmonite. Altrimenti, le strutture sanitarie rischiano, di nuovo, un sovraffollamento che le manda in tilt. Un'ipotesi che non è così remota».
E in autunno cosa dobbiamo aspettarci?
«Impossibile prevederlo. Speriamo si possa contrastare l'avanzata di Omicron 5 con nuovi vaccini e usando molta prudenza».
Intanto, quali precauzioni è opportuno prendere?
«Anche se sono caduti gli obblighi, è bene utilizzare sempre le mascherine negli ambienti chiusi (fino al 30 settembre sono comunque obbligatorie sui mezzi pubblici, ndc) per limitare i contagi. L'altro deterrente è rappresentato dalla vaccinazione di anziani e pazienti fragili con la quarta dose. Quando il nuovo vaccino verrà autorizzato, penso anche ad un'eventuale dose di rinforzo per tutti.
Siamo in una fase di attesa, con un livello di contagiosità importante anche in estate. Un fenomeno nuovo, finora non riscontrato, che non lascia dormire sonni tranquilli e impone di mantenere alta la guardia».
I tamponi funzionano per rilevare la positività ad Omicron 5?
«Sì, anche se una bassa carica virale iniziale, prima della comparsa dei sintomi, può non essere messa in evidenza dal tampone. In caso di peggioramento o persistenza dei sintomi è bene sempre effettuare un secondo test, a distanza di 24-48 ore dal primo, come raccomandano le linee guida internazionali e di alcune società scientifiche italiane, che non sono cambiate nemmeno dopo l’arrivo delle nuove varianti».

