Abruzzo, corsa ai test veloci per scoprire chi è immune

31 Maggio 2020

Come e dove farli, a che cosa servono e soprattutto quali limiti hanno: ecco i consigli utili In tanti si rivolgono ai laboratori, mentre la Regione ne sta facendo 6mila a campione 

PESCARA. Anche in Abruzzo è scattata la corsa al test sierologico. A parte il campione individuato dall’Istituto nazionale di statistica, che è di 5.561 cittadini residenti in 62 comuni, nell’ambito dello studio il quale coinvolge 150mila persone in Italia, tanti abruzzesi si sono attivati in questi giorni per sottoporsi al test nei laboratori privati, con dei costi che possono oscillare tra i 15 e gli 80 euro.
L’UTILITÀ. I test sierologici hanno un solo compito: indagare la presenza degli anticorpi del virus SARS-CoV-2 nel sangue. Per farlo vanno ad analizzare due delle cinque tipologie di anticorpi prodotti dal sistema immunitario, IgM e IgG.
IL METODO. Se di test in circolazione ce ne sono molti, sono due i metodi di riferimento per quantificare la presenza degli anticorpi: il metodo basato sulla chemiluminescenza e il metodo Elisa. La chemiluminescenza (ChLia) si basa su una reazione chimica che nel momento in cui gli anticorpi, o immunoglobuline (Ig), si legano all'antigene, ossia a una sostanza che il sistema immunitario considera estranea, emette della luce che viene rilevata da un sensore. Il secondo metodo si chiama Elisa (acronimo dall’inglese «Enzyme-linked immunosorbent assay»), ed è un metodo colorimetrico. Anche in questo caso l'antigene aderisce a una superficie e quando si lega all'anticorpo, questo viene reso riconoscibile grazie a un enzima che provoca un cambiamento di colore.
TAMPONE STELLA POLARE. Tuttavia, bisogna ricordare sempre l’importanza primaria del tampone naso-faringeo, che serve a diagnosticare l’infezione attiva. Per una diagnosi corretta, infatti, vanno realizzati i tamponi, alla comparsa dei sintomi (positivo) e a conclusione della malattia, accertata con un doppio tampone negativo. Solo dopo ha senso realizzare il test sierologico.
LE TIPOLOGIE DEI TEST. Esistono due tipi di test sierologici: qualitativi e quantitativi. La differenza sta nella metodologia di analisi: nei test qualitativi si stabilisce solo se una persona ha sviluppato o meno degli anticorpi, secondo una logica positivo/negativo; nei test quantitativi, invece, vengono dosate le quantità di anticorpi presenti. Anche la modalità di esame cambia. I test qualitativi sono test rapidi, in cui è sufficiente una goccia di sangue, che viene esaminata in un kit portatile e si ottiene riscontro entro 20 minuti, massimo un’ora. I test sierologici quantitativi, invece, richiedono un prelievo di sangue e uno specifico analizzatore in dotazione alle strutture sanitarie. I test qualitativi sono meno attendibili in quanto hanno grandi limitazioni in base alla soglia che stabilisce il limite di separazione tra positività e negatività al test. I test quantitativi, invece, hanno un elevato grado di affidabilità e accuratezza, in quanto utilizzano, come detto in precedenza, dei sistemi di rilevazione con chemiluminescenza (CLIA) oppure sistemi immunoenzimatici (ELISA), che servono per scoprire gli anticorpi.
IgG E IgM. Gli anticorpi sono due. Gli IgM, prodotti nella fase iniziale, solitamente appaiono al 4°-6° giorno dalla comparsa dei sintomi della malattia e, dopo qualche settimana, scompaiono e, poi, gli IgG. Questi sono prodotti più tardi (9°-12° giorno), rimangono all’interno dell’organismo per periodo più lungo. Indicano l’immunità al Covid-19.
TEST NAZIONALI ISTAT. Chiaramente la presenza di questi anticorpi attualmente possono essere scoperti solo tramite i test, che, al momento, nella nostra regione possono essere effettuati privatamente. Nei laboratori delle Asl, invece, vengono analizzati i quasi 6mila test legati alla maxi operazione di screening su scala nazionale. La campagna, partita da qualche giorno, consentirà di dare un’idea della reale diffusione del virus sul territorio, considerando che, secondo le stime, la patologia nel 60-80% dei casi colpisce in modo asintomatico. Malati, di fatto invisibili, che spesso non rientrano in nessuna statistica, proprio perché potrebbero non essersi mai accorti di essere stati contagiati.
LA CARICA DEI 5.561. La Croce Rossa Italiana sta contattando telefonicamente i cittadini individuati dall’Istat per essere sottoposti al test nell’ambito dello studio che coinvolgerà 150mila persone in Italia. In Abruzzo il campione individuato dall’Istituto nazionale di statistica è di 5.561 cittadini residenti in 62 comuni: 1.628 in provincia di Chieti, 1.354 in provincia di Pescara, 1.318 in provincia di Teramo e 1.261 in provincia dell’Aquila. Il campione è stato individuato dall’Istat, affinché sia rappresentativo della società, seguendo una metodologia simile a quella del censimento. La Croce Rossa, attraverso operatori appositamente formati dei 14 comitati territoriali abruzzesi, contatta i cittadini e fisserà gli appuntamenti in uno dei 32 centri individuati dalle Asl, che eseguiranno materialmente il prelievo. I campioni saranno analizzati nei due laboratori dell’Aquila e Pescara. Attraverso l’indagine si otterranno informazioni necessarie per stimare le dimensioni e l’estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori quali il sesso, l’età, l’area di appartenenza e l’attività economica. Le informazioni raccolte saranno essenziali per indirizzare politiche a livello nazionale o regionale e per modulare le misure di contenimento del contagio. I risultati dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata, potranno essere utilizzati per successivi studi e per l’analisi con altri Paesi europei.
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