Abruzzo, in calo il numero di artigiani e commercianti

PESCARA. Diminuisce il numero di artigiani, piccoli commercianti e agricoltori. Un recente studio della Cgia di Mestre, riferito ai primi nove mesi del 2023, rileva che nel Centro-Italia la...
PESCARA. Diminuisce il numero di artigiani, piccoli commercianti e agricoltori. Un recente studio della Cgia di Mestre, riferito ai primi nove mesi del 2023, rileva che nel Centro-Italia la contrazione è del 12,5 per cento. In Abruzzo del 4,9 per cento. «Dopo il 2020, annus horribilis in cui è scoppiata la pandemia, il popolo delle partite Iva è tornato ad aumentare», spiega il Centro studi della Cgia, il cui presidente è Roberto Bottan, «oggi la platea è stabilmente sopra i 5 milioni di lavoratori effettivi. Al 31 dicembre scorso, infatti, si contavano 5 milioni 45.000 lavoratori indipendenti, in leggero aumento rispetto a quattro anni fa, ma ben lontano dai 6,2 milioni del 2004».
PROFESSIONI IN DIFFICOLTà
Non tutte le categorie appartenenti al mondo del lavoro autonomo godono di buona salute. Molte professioni sono in grosse difficoltà e il loro numero sta diminuendo. Lo studio si riferisce, in particolare, ai lavoratori autonomi classici: artigiani, piccoli commercianti e agricoltori. Diversamente, sono in espansione le partite Iva senza albo o ordine professionale. Alcuni esempi di professioni non regolamentate sono i web designer, i social media manager, i formatori, i consulenti agli investimenti, i pubblicitari, i consulenti aziendali, i consulenti informatici, gli utility manager, i sociologi, gli amministratori di condominio. «Il trend positivo registrato dai lavoratori autonomi in questi ultimi tre anni è ascrivibile alla ripresa economica maturata dopo il Covid», sottolinea la Cgia, «con un Pil che, nel biennio 2021- 2022, ha toccato livelli di crescita molto elevati: è aumentata l’occupazione e, di conseguenza, anche quella indipendente».
FALSE PARTITE IVA
Sicuramente ad allargare la platea degli autonomi ha concorso anche il fisco. L’introduzione del regime forfettario per le attività autonome con ricavi e compensi inferiori a 85 mila euro ha reso meno gravoso gestire fiscalmente un’attività in proprio», spiega il Centro studi di Mestre, «infine, non è da escludere che la crescita numerica di questo settore sia riconducibile anche all’incremento delle false partite Iva. Grazie al boom dello smart working avvenuto in questi ultimi anni, è probabile che le finte partite Iva siano aumentate, anche se, attualmente, il numero complessivo di queste ultime è intorno alle 500 mila unità: una soglia già raggiunta una ventina d’anni fa».
SOFFRE IL CENTRO
A livello territoriale quello che soffre di più è il Centro-Italia. Se nell’ultimo anno il Molise (+8,4 per cento), la Liguria (+8,2 per cento), la Calabria e l’Emilia Romagna (entrambe con il +5,6 per cento) hanno registrato gli aumenti più importanti, per contro l’Abruzzo (-4,9 per cento), l’Umbria (-5,6 per cento), il Trentino Alto Adige (-8,4 per cento) e le Marche (-10,1 per cento) hanno subìto le contrazioni più significative. «Se la platea dei lavoratori indipendenti, negli ultimi anni, è tornata a crescere, le attività che costituiscono il cosiddetto lavoro autonomo classico e che rappresentano quasi il 75% circa del totale dei lavoratori indipendenti sono in costante diminuzione», rileva lo studio, «si tratta delle categorie degli artigiani, dei piccoli commercianti e degli agricoltori. Nel confronto tra il 2014 e il 2022, il numero complessivo di queste tre categorie è sceso di 495 mila unità. Gli agricoltori sono diminuiti di 33.500 unità (-7,5 %), i commercianti di 203.000 (-9,7%) e gli artigiani addirittura di quasi 258.500 (-15,2 %)». In tutte e tre le categorie prese in considerazione i dati includono le posizioni Inps dei titolari dell’azienda, dei soci e dei collaboratori familiari. (m.p.)
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