Abruzzo, isolata la variante che può causare più contagi

Tre casi di Centaurus nel Teramano scoperti dall’Izs. D’Alterio: non è la più pericolosa
PESCARA. Si chiama Centaurus ed è la sesta variante del Covid: la più temuta solo perché, a differenza di quanto si pensava appena un mese fa, si diffonde più velocemente di Omicron 5. I primi tre casi sono stati isolati in Abruzzo dall’Istituto Zooprofilattico nel Teramano: due a Corropoli e uno ad Alba Adriatica. Anche la nostra regione quindi è nel mirino di questa ulteriore evoluzione del virus. Sono 19 i casi finora scoperti in Italia di Centaurus, così come la variante è comunemente nota. Ma il suo nome scientifico è Ba.2.75 ed è stata sequenziata per la prima volta in India dove comunque non ha causato alcuna ondata di ospedalizzazione come è avvenuto in passato con la Delta.
«Più contagiosa ma meno pericolosa di Omicron 5», è infatti la conferma che arriva da Nicola D’Alterio, direttore dell’Izs di Teramo che ancora una volta, come è già accaduto con Omicron, dimostra di essere l’avamposto a livello non solo nazionale dell’emergenza pandemica da Covid.
EFFETTO SUI VACCINI.
Ma c’è anche un segnale positivo in Abruzzo al termine della prima giornata di doppia vaccinazione cominciata ieri mattina: ogni cento vaccinati contro il virus dell’influenza almeno la metà ne ha approfittato per immunizzarsi con la quarta dose anche contro le nuove varianti del Covid 19.
Non è significativo per ora riferire i numeri assoluti dal momento che tra le quattro Asl regionali manca all’appello Pescara dove i centri di vaccinazione pubblica apriranno oggi perché ieri sono rimasti chiusi per la festa del patrono, San Cetteo. Ma la tendenza rilevata nelle altre Asl, in particolare in quella di Teramo, riaccende l’ottimismo in fatto di prevenzione che in questo caso viaggia su due binari tra cui il primo, vale a dire il vaccino antinfluenzale, fa da traino al secondo contro il Covid.
IL LATO POSITIVO.
E se, come si diceva, una quota del 50 per cento accetta la doppia dose, la restante parte la rifiuta non perché sia no vax per ciò che riguarda il Covid ma motiva il diniego in altri due modi: o se è già vaccinata oppure ha contratto la malattia ed è guarita da meno di 120 giorni. Ed anche questo aspetto viene ritenuto positivo dai medici in una regione che purtroppo da ieri fa segnare un record davvero poco invidiabile.
IL TALLONE D’ACHILLE.
I dati più recenti sulle vaccinazioni in Italia vedono infatti la nostra regione in un misero quintultimo posto in Italia per quanto riguarda le quarte dosi con un dato percentuale dell’11,7% che tradotto in numeri assoluti equivale a 53.044 abruzzesi su una platea di 1,2 milioni di vaccinabili.
Peggio di noi hanno finora fatto la Campania, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia. Ma se prendiamo le fasce d’età e in particolare quella più a rischio Covid, cioè gli ultra 80enni, tocchiamo il fondo della classifica. Per il ministero infatti l’Abruzzo risulta ultimo della classe nell’elenco delle regioni che parte con quelle che hanno la maggiore percentuale di popolazione vaccinata con almeno una dose contro il Covid. Al primo posto c’è la Puglia con il 97%, all’ultimo l’Abruzzo con l’85,3% a cui si sommano i 16.143 over 80 senza alcuna dose. Per comprendere meglio la valenza in fatto di prevenzione di questi dati negativi basta aggiungere che la percentuale media in Italia si attesta sul 95,6%. In sintesi l’Abruzzo è sotto di quasi dieci punti!
SBAGLIATO ILLUDERSI.
Dopo due inverni con la mascherina, che ha quasi annullato l’influenza, in vista dell’autunno e dell’inverno quest’anno si prospetta una doppia ondata di Covid e influenza.
«Potremmo riscontrare più infezioni simultanee causate da diversi virus respiratori. Spesso una doppia infezione comporta un decorso più grave della malattia e anche un incremento della mortalità», ha spiegato Christian Wiedermann dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano che ha condotto in tal senso uno studio con valenza nazionale. In Inghilterra sono già state rilevate doppie infezioni virali in circa l’8% dei pazienti che hanno contratto il Covid. In casi di questo tipo il rischio di dover ventilare meccanicamente i pazienti raddoppia.
Negli Stati Uniti le autorità sanitarie prevedono sino a 50.000 decessi legati all’imminente epidemia influenzale. Inoltre vengono stimati 150.000 decessi annuali per coronavirus. Dall’introduzione delle misure anti-Covid (distanza interpersonale, igiene, mascherina) nel marzo del 2020, la bassissima diffusione del virus dell’influenza potrebbe aver indebolito lo scudo immunitario.
Per tale motivo gli esperti prevedono un aumento del numero di casi nell’attuale stagione influenzale - basandosi anche sull'esperienza dell’influenza australiana. In Australia, infatti, le infezioni influenzali sono aumentate del 25% rispetto al 2019. Il fatto di indossare le mascherine e di mantenere la distanza interpersonale ha prosciugato il bacino nel quale il virus dell’influenza si sviluppa.
ATTENTI PIÙ DI PRIMA.
E proprio per questo motivo il virus non è stato in grado di diffondersi nel modo abituale. Le nostre difese immunitarie hanno avuto meno contatti virali. Questi contatti, oltre alla vaccinazione, contribuiscono alla nostra continua protezione immunitaria. A questo si aggiunge un altro fatto: dallo scoppio della pandemia da Coronavirus meno persone sono state vaccinate contro il virus dell’influenza.
Di conseguenza una parte aggiuntiva della nostra protezione immunitaria è andata persa. Pertanto viene consigliata vivamente la vaccinazione antinfluenzale in questo autunno. La vaccinazione protegge anche dalla variante australiana dell’influenza.
Le persone di età superiore ai 65 anni e particolarmente le persone con malattie croniche hanno un rischio maggiore di un decorso grave dell’influenza soprattutto dopo un doppio contagio da Covid e influenza. E anche se molti cittadini non vogliono più sentire la parola “mascherina” dopo due anni e mezzo di pandemia, questa, concludono gli esperti, rimane un’importante aggiunta protettiva alla dose di richiamo attualmente urgentemente raccomandata.
Soprattutto ora che in Abruzzo è comparsa anche Centaurus. Che non è una costellazione.

