Abruzzo, l’inflazione è in calo ma fare la spesa costerà di più

Indagine di Coldiretti su dati Istat: in regione rincari al 6,6% rispetto al 7,1% nazionale
Scende l'inflazione su base annua, ma fare la spesa costa sempre di più. A marzo si è registrata, a livello nazionale, un'inflazione del +7,7%, in calo rispetto ai mesi precedenti. In Abruzzo si attesta, invece, intorno al 6,6%. Lo stesso non si può dire per il carrello della spesa, con i prezzi dei beni alimentari che continuano ad aumentare. In Abruzzo fare la spesa costa il 12,7% in più: una percentuale in linea con la media nazionale. Stangata in arrivo anche per le vacanze pasquali.
CARRELLO DELLA SPESA
PESANTE
Le conseguenze si evidenziano, soprattutto, sul carrello della spesa. Stando ai dati raccolti dall’Istat, la crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, rimane stabile su base tendenziale al 12,7%. È superiore di cinque punti percentuali al tasso dell’inflazione fermo al 7,7% in Italia e intorno al 6,6 in Abruzzo. In particolare, Coldiretti evidenzia un’inversione di tendenza e un aumento dei prezzi dei vegetali freschi del 9,4% sotto la spinta del mix cambiamento climatico e costi di produzione. Si registrano anche un’accelerazione degli alimentari non lavorati, con un +9,3%, e un lieve rallentamento dei lavorati (+15,3%) sui quali continuano a pesare i costi di trasformazione e confezionamento, dal vetro alle etichette fino ai tappi.
LA FILIERA
Un dato da evidenziare, fanno sapere da Coldiretti Abruzzo, «è che i prezzi del mercato di Campagna amica non sono aumentati. Il prezzo cresce appunto a causa del confezionamento, non sul costo delle materie prime. Per esempio il costo base del vino non è lievitato, ma prima della commercializzazione si registra l'aumento del costo del tappo, del vetro, dell'etichetta. Insomma, i prezzi all'origine non sono aumentati, è aumentata tutta la filiera successiva. Se per il mercato di Campagna amica non ci sono aumenti, il consumatore che acquista lo stesso prodotto nella grande distribuzione, nota una variazione del prezzo».
PASQUA PIù CARA
La Coldiretti nazionale evidenzia la necessità «di rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare, riducano la dipendenza dall’estero e garantiscono un giusto prezzo degli alimenti per produttori e consumatori e, quindi, di raddoppiare da 5 a 10 miliardi le risorse destinate all’agroalimentare nel Pnrr, spostando fondi da altri comparti per evitare di perdere i finanziamenti dell’Europa». Il caro prezzi non risparmierà le spese dei prodotti alimentari per imbandire la tavola di Pasqua: i prodotti alimentari tipici costeranno quasi il 10% in più rispetto allo scorso anno. Secondo l'indagine di Federconsumatori i prodotti tipici costeranno in media quasi il 10% in più. I rincari più evidenti sono quelli degli ovetti (+19%, pari a 29 euro al chilo), della pizza pasquale (+34%, quasi 17 euro al chilo) e della colomba farcita che, quest'anno, troveremo a prezzi lievitati del 51%, vale a dire 22,57 euro contro i 15 euro di appena un anno fa. Una stangata causata dall’aumento dei prezzi dello zucchero. Secondo una ricerca condotta dall’Economist, lo zucchero è aumentato del 50%: ciò significa che anche i dolci sono destinati a costare di più. Uno dei momenti in cui questi aumenti si faranno sentire sono collegati proprio alla Pasqua, quando molti dolci tradizionali, come uova e colombe, aumenteranno di prezzo. Un fatto simile era già successo a Natale, con panettoni e pandori che hanno subìto forti aumenti dei prezzi.
ALLARME DEI CONSUMATORI
Secondo le associazioni dei consumatori «i problemi, nonostante la continua discesa del dato inflazionistico, rimangono presenti per famiglie e imprese. Per una coppia con due figlio, ad esempio», afferma l'Unione nazionale consumatori, «la stangata è pari a 2.306 euro su base annua, di cui 1.015 solo per mangiare e bere, 1.062 euro per il solo carrello della spesa. Ma non basta: urge che i prezzi si abbassino e tornino ad essere normali e sostenibili per le famiglie». I buoni risultati conseguiti negli ultimi mesi, secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, «non devono indurre a trascurare le insidie che si nascondono nel percorso di ridimensionamento. Le pregresse tensioni accumulate nei bilanci delle imprese lungo la filiera che collega importazioni, prezzi alla produzione e all’ingrosso, fino al comparto della distribuzione finale, sono ancora presenti. Il contenimento delle dinamiche inflazionistiche rappresenta un solido presupposto per una seconda parte dell’anno più dinamica in termini di attività produttiva. Ma questo non significa che le perdite di potere d’acquisto di redditi e ricchezza liquida non abbiano già oggi impatti negativi sui consumi delle famiglie e sulla crescita». Secondo la rilevazione condotta da Ipsos per Federdistribuzione, l’84% degli italiani si ritiene preoccupato per l’impatto degli aumenti sul proprio bilancio familiare. Il 56% ne percepisce già gli effetti, in particolare sulle spese fisse (55%), come mutui e affitti, e sulle spese alimentari dove il timore dei rincari colpisce 7 consumatori su 10.
VIAGGI PIù CARI
Come emerge dall’osservatorio nazionale della Federconsumatori, non ci sono buone notizie neppure per chi ha deciso di viaggiare nel weekend di Pasqua. In media il costo di un viaggio di un treno ad alta velocità, in seconda classe, e con la tariffa economica che consente cambi, ma non rimborsi, saranno maggiorati, nel fine settimana dal 7 all’11 aprile, rispetto a quello del periodo dal 17 al 20 marzo. Sono saliti, inoltre, i prezzi di aerei, traghetti, alberghi e imposta di soggiorno, come anche i collegamenti con le isole. In particolare, i costi degli alberghi sono aumentati del 30% e i voli aerei tra il 5 e il 10%. In media, per il ponte di Pasqua, ciascuna famiglia spenderà intorno ai 500 euro in più.
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